Legge elettorale: Letta, pronti a dl se Parlamento lo chiede

Pubblicato il 11 novembre 2013 da redazione

ROMA. – Il governo è a disposizione del Parlamento e se le Camere chiedono un intervento sulla legge elettorale, ma solo in questo caso, “sono pronto a ragionare” anche perchè il Porcellum è “il male assoluto”. Il premier Enrico Letta torna sul dossier caldo della riforma del sistema di voto e non esclude un intervento dell’esecutivo in materia. Ma solo qualora dovesse essere chiamato in causa dalle Camere. Ipotesi, per la verità, non solo teorica se si considera il fatto che, oggi, con tutta probabilità, in commissione Affari Costituzionali a Palazzo Madama si certificherà l’impasse o quasi sulla riforma. E che, a questo punto, la partita, in un Senato impegnato sulla legge di stabilità e con l’incombenza del voto sulla decadenza del Cav, sarà, di fatto, rinviata a dopo il 3 dicembre, data in cui la Consulta potrebbe pronunciarsi sul Porcellum. Un timing contro il quale, però, nei giorni scorsi si era speso anche il capo dello Stato invitando ad agire prima della Consulta perchè “la dignità del Parlamento e delle forze politiche si difende non lasciando il campo ad un’altra istituzione”. E’ comunque difficile ipotizzare, al momento, un intervento del governo. Contro il quale, per altro, si schierano in tanti. Un concetto su cui si sofferma anche ministro delle Riforme Gaetano Quagliariello. “Il governo può aiutare – puntualizza – il dibattito parlamentare, non già sostituirsi ad esso attraverso la mannaia” del decreto. La riforma “non si fa per decreto”, dice Pino Pisicchio, capogruppo del Misto a Montecitorio. Sarebbe “un suicidio assistito” delle Camere, concorda Gennaro Migliore presidente dei deputati di Sel. Se qualcosa è destinato a smuoversi lo si capirà, comunque, domani. La commissione Affari Costituzionali è infatti chiamata ad esprimersi su due odg (ma se ne potrebbero aggiungere uno del Pdl e uno dei grillini) sulla riforma. Uno a firma Pd-Sel-Sc per il doppio turno di coalizione e uno della Lega per il ripristino del Mattarellum. In entrambi i casi, però, anche qualora i documenti dovessero passare, avrebbero a loro sostegno una maggioranza risicata (e difficile da confermare in Aula). Sulla carta, infatti, a favore del doppio turno ci dovrebbero essere 14 voti e altrettanti contro. Mentre sul Mattarellum ci sono i 3 voti di Lega e Sel ai quali non è escluso si possano aggiungere quelli dei grillini (che a suo tempo, pur non sposando quel modello, votarono a favore della mozione Giachetti) che potrebbero diventare maggioranza con quelli del Pd. Sembra, comunque, difficile ipotizzare che i Dem – che faranno il punto in una riunione del gruppo – possano convergere su questa proposta. Se non ci saranno testi approvati si certificherà lo stallo. E tutto, di fatto, sarà rinviato alla Consulta. Anche se dall’area renziana si potrebbe chiedere un tempo ‘contingentato’ in commissione per passare poi a un voto dell’Aula.

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