Egitto: La primavera araba ha peggiorato le condizioni di vita delle donne

Pubblicato il 12 novembre 2013 da redazione

IL CAIRO. – Dopo la Primavera araba, l’Egitto è diventato il Paese peggiore in cui essere donna nel mondo arabo. Lo afferma la Fondazione Thomson Reuters che ha analizzato i 22 Stati membri della Lega Araba e alla fine ha messo l’Egitto addirittura dietro l’Arabia Saudita e l’Iraq. Hoda Badran, egiziana, femminista storica, presidente dell’Alleanza delle donne arabe, non è assolutamente soddisfatta della condizione della donne in Egitto, ma al tempo stesso ritiene “esagerato” il rapporto della Fondazione. Lo studio parla di violazioni generalizzate dei diritti, di abusi sessuali, di un numero record di mutilazioni genitali. E denuncia che le speranze di un miglioramento dei diritti femminili suscitate dalla Primavera araba sono state del tutto disattese. E in molti casi il quadro è decisamente peggiorato. Hoda Badran non lo nega ma afferma anche: “Mi sembra che questo rapporto sia un po’ politicizzato. Non voglio dire con questo di essere soddisfatta per la condizione della donna in Egitto, ma piazzarlo dietro a paesi come il Sudan e la Somalia mi sembra un po’ troppo”, dice all’Ansa. “Malgrado tutte le difficoltà le donne egiziane sono state in prima fila nelle piazze nella rivoluzione del 25 gennaio e in quella del 30 giugno di quest’anno. Sono riuscite – aggiunge Hoda Bodran – ad uscire dal loro silenzio. Il vero problema è la scarsa rappresentanza femminile nelle istituzioni e nella politica, dal parlamento ai consigli comunali. La colpa è nella radicata cultura basata sulla supremazia maschile. Per questo le donne mancano di esperienza in questi settori ed è per questo che sostengo con forza l’adozione di quote rosa nel sistema politico. Per un periodo limitato, in modo tale che le donne possano finalmente assumere il loro ruolo nella società”. Il ruolo della donna è al centro di una polemica aperta e attuale proprio in questi giorni in Egitto dove il cosiddetto comitato dei 50 sta riscrivendo la nuova Costituzione. Non vi sono rappresentati i Fratelli musulmani ma ci sono gli esponenti delle forze salafite e le donne sono il 10%. “Sono scioccata dalla debolezza del comitato di fronte agli islamici e soprattutto dall’arrendevolezza delle cinque partecipanti donna, che nemmeno protestano. Farebbero meglio a dimettersi”, dice. “Il problema deriva da certe interpretazioni dell’Islam che sono state sfruttate dagli islamici per tenere le donne come cittadini di seconda classe, parecchi passi indietro rispetto agli uomini. Fino a quando avremo paura degli islamici e fino a quando questa paura si ripercuoterà sulle donne?”, si chiede l’attivista. Badran cita l’esempio dell’articolo 11 della costituzione sulla rappresentanza femminile in Parlamento. La nuova versione stabilisce che ci sia una rappresentanza “adeguata”, una formulazione troppo debole, attacca la veterana del femminismo in Egitto. “Faccio appello a tutte le donne a unirsi alla nostra manifestazione domani (oggi, ndr) davanti al Consiglio consultivo (la camera alta del parlamento, ndr) per contestare questa nuova formula della Costituzione. E’ ora che anche noi contiamo in Parlamento”.

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