Ue, cartellino giallo a Italia. Letta, solo rigore uccide

BRUXELLES. – La legge di stabilità non va riscritta, né servono nuove manovre, ma la bozza presentata dal Governo secondo Bruxelles mette l’Italia a rischio di sforare le regole sul deficit e sul debito già elevatissimo, e per questo non ci può essere il via libera alla flessibilità su nuova spesa, nemmeno quella co-finanziata dalla Ue: il parere della Commissione europea sulla legge di stabilità gela le aspettative del Governo, che contava sull’ok ai tre miliardi di investimenti, e provoca la dura reazione del premier Enrico Letta: “Di soli tagli e rigore si muore”. Ma per il ministro dell’Economia Fabrizio Saccomanni “non ha senso parlare di bocciatura”, e assicura all’Europa che le misure per ridurre il debito sono già in cantiere. Nel suo parere sulla legge di stabilità, la Commissione Ue mette l’Italia nel gruppo dei Paesi a più alto rischio di sforamento dei parametri. Non si può dire che sta già violando le regole, spiegano fonti europee, perché l’analisi serve appunto a prevenire che le situazioni già critiche, come il debito elevatissimo dell’Italia, degenerino. Quindi Bruxelles, che ha già richiamato l’Italia sul debito, si limita a segnalare che non è convinta dal percorso di aggiustamento strutturale, cioè da quello che conduce al pareggio di bilancio e quindi alla riduzione del debito. Per la Commissione i conti non tornano: “L’Italia, dopo la chiusura della procedura per deficit, avrebbe dovuto fare un aggiustamento strutturale di almeno 0,5% sul Pil per tendere verso il suo obiettivo di medio termine (pareggio di bilancio, ndr) che aveva fissato nel 2014. Invece la legge di stabilità rimanda il pareggio al 2015 e prevede un aggiustamento strutturale di appena 0,2% a causa della maggiore spesa prevista nella legge di stabilità, contando sull’applicazione della clausola per gli investimenti”. In pratica, l’Italia ha previsto tre miliardi nella legge di stabilità, sperando che la Ue glieli ‘sterilizzasse’ attraverso la clausola per gli investimenti, che invece non gli ha concesso. Questi tre miliardi ora l’Italia potrà spenderli lo stesso, peseranno sul deficit portandolo come previsto dalla Ue al 2,7% (2,5% per il Governo), ma il Governo non potrà invece eludere la necessità di fare un “aggiustamento strutturale di almeno 0,5% del Pil”, come ha chiesto il commissario agli affari economici Olli Rehn. Il commissario ha anche indicato la strada: bisogna accelerare la ‘spending review’, perché dia risultati già nel 2014 portando ad una riduzione del debito. Rispettando la regola del debito, Rehn non esclude di poter ancora concedere la clausola nel 2014, magari nella prossima verifica di conti e riforme che ci sarà a maggio. Infatti il ministro Saccomanni non si allarma: “Non c’è bisogno di fare cambiamenti nella legge di bilancio”, dice a margine dell’Ecofin subito dopo la pagella Ue, “consapevole” che è necessario “dare un segnale più forte” sulla riduzione del debito. Cosa che succederà presto perché “la spending review darà un risultato di almeno 1-2 punti percentuali” sulla spesa, e gli effetti “si vedranno già nel 2014”. E allora “si riaprirà la possibilità di chiedere l’attivazione della clausola degli investimenti per le cifre che si renderanno disponibili in quel momento”. Ma è Letta che non prende bene il richiamo dell’Europa: “Abbiamo fatto i conti giusti e la manovra funziona, l’Italia starà dentro le regole ma troppo rigore fino a se stesso rischia di soffocare la ripresa”, e “di soli tagli e austerità si muore”. Ancora più duro il viceministro dell’economia Stefano Fassina: “Sarebbe ora che la Commissione facesse un po’ di autocritica. Se diamo retta all’Europa l’anno prossimo ci ritroviamo con ancora meno”.

(Chiara De Felice/ANSA)