Dopo strappo Letta ottimista. Ora il quadro è più stabile

ROMA. – Enrico Letta fa professione di ottimismo: “Credo che quello che è successo nel centrodestra aiuterà la stabilità in Italia, ne sono sicuro”, dice il premier davanti ad una platea di manager e imprenditori riuniti in un convegno organizzato dal Financial Times sul futuro dell’Italia. Anche sul ‘fronte sinistro’ della coalizione, assicura il premier rispondendo in inglese alle domande del vice-direttore del quotidiano della City John Thornhill, non ci saranno problemi: “Con Renzi e il Pd condividiamo lo stesso percorso per realizzare riforme importanti da un punto di vista economico e politico e per avere un Paese più stabile”, garantisce Letta. Che vede nel prossimo anno un passaggio “decisivo” per il Paese dopo un 2013 di “transizione politica ed economica”. Il messaggio recapitato dal premier (anche agli investitori esteri) è chiaro: se il governo supererà indenne le turbolenti settimane che lo separano dalla fine dell’anno, la strada si farà in discesa e il governo potrà avere il tempo di raccogliere i primi frutti del lavoro avviato. A cominciare dalla ripresa economica che per palazzo Chigi arriverà da qui alla fine dell’anno. Ma nulla dice sugli scogli che si trova davanti: a cominciare dall’affaire Cancellieri, con il Pd sempre meno intenzionato a ‘salvare’ il Guardasigilli. Per non parlare della possibilità che Silvio Berlusconi passi all’opposizione, con tutte le conseguenze che ciò potrebbe sulla navigazione dell’Esecutivo. Basti pensare alle ripercussioni sulle commissioni parlamentari. Eppure, per Letta, la speranza dopo la spaccatura del Pdl è di poter lavorare “in una situazione più stabile e più chiara”. Poi, forse per non dare l’impressione di paralisi, ci tiene a sottolineare che l’azione del governo va avanti a prescindere dalle incognite sul futuro: “Questa settimana presenteremo il piano di privatizzazioni che viene discusso oggi (ieri, ndr) al ministero dell’Economia”, ricorda il premier che in seguito ha presieduto il Comitato interministeriale sulla spending review. Letta, certo, non nasconde che ci vorrà tempo: occorre usare il bisturi, perché se si usasse la “falce”, tagliando “tutto allo stesso modo” non si aiuterebbe la crescita e posti di lavoro. Problema, quello della disoccupazione, che per il presidente del Consiglio resta il vero “incubo” dell’Italia. Difende dunque la politica dei piccoli passi, visto che “anche per i problemi politici” non è possibile pensare di fare una “rivoluzione” per uscire dalla crisi. Del resto, sul fronte dei conti pubblici, di margini ce ne sono pochi: “Il percorso di consolidamento di bilancio è un mantra, un dovere e noi vogliamo continuare lungo questa strada”, premette Letta, che tuttavia è pronto a dare battaglia in Europa per evitare che la politica del rigore a tutti imposta dalla Germania prevalga. “I tedeschi non sono gli unici a salvare l’Euro e l’Europa, c’è un contributo molto importante anche dell’Italia e di altri Paesi”, afferma, sottolineando che il contributo italiano è “dieci volte quello della Finlandia” prendendosi una specie di rivincita su Olli Rehn, il commissario europeo per gli Affari economici e monetari, mai tenero nei confronti del nostro paese.

(Federico Garimberti/ANSA)