Israele preoccupato, Teheran a un mese dalla bomba

Pubblicato il 20 novembre 2013 da redazione

TEL AVIV. – Mentre a Ginevra i Paesi del 5+1 cercano di avvicinarsi al raggiungimento di un accordo provvisorio con l’Iran, Israele si sente abbandonato al proprio destino. Nella sensazione che l’intesa, nella sua forma generale, sia ormai definita, il premier Benyamin Netanyahu ha cercato di inserire gli ultimi puntelli in colloqui con il presidente francese Francois Hollande, a Gerusalemme, e a Mosca con il presidente Vladimir Putin. Israele insiste su una “soluzione diplomatica che sia però una “soluzione vera” ha detto Netanyahu dopo l’incontro con il leader russo. Nell’ottica israeliana si tratta di un accordo che ”offre molto” all’Iran (con l’allentamento delle sanzioni) e ”chiede poco in cambio”. Secondo la radio militare, a Teheran resterebbe intatta la capacità teorica di lanciarsi all’improvviso verso la realizzazione di un primo ordigno atomico ”in un mese di impegno, o poco più”. La frattura con gli Stati Uniti è stata confermata da un deputato del Likud, Tzahi Hanegbi, vicino a Netanyahu. Gli americani, ritiene, ”sono stanchi”. Corrono comunque verso un accordo con il presidente Hassan Rohani – e con loro altri Paesi occidentali – ”non tanto per fiacchezza quanto per interessi”. Il che, agli occhi di Israele, è ancora peggio: perché conferma che una fessura iniziale nelle sanzioni è necessariamente destinata a trasformarsi presto in una crepa molto vistosa. ”Sta prendendo forma una politica di contenimento, di acquiescenza verso un Iran nucleare” ha denunciato Hanegbi, ex presidente della Commissione difesa della Knesset (parlamento). ”E’ una politica errata. Noi non ci sentiremo vincolati”. Le amarezze nelle relazioni Israele-Usa, negli ultimi giorni, sono state molte. Israele, scrive la stampa, ha scoperto solo per vie traverse che fra Washington e Teheran si era instaurato un canale segreto di comunicazione. Poi Kerry ha accusato il premier israeliano di ”non essere al corrente dei dettagli degli accordi in fase di discussione”: una frase priva di tatto essendo rivolta ad un personaggio politico che da dieci anni ha sistematicamente fatto della lotta al nucleare iraniano il proprio principale cavallo di battaglia e che suppone di conoscere gli ingranaggi di quei progetti come il palmo della propria mano. Ecco così che – mentre Netanyahu sfogava la propria amarezza con Hollande e Putin – il ministro degli esteri Avigdor Lieberman ha enunciato una nuova teoria in base alla quale Israele sbaglia nel fondare la propria politica in un’unica direzione: quella degli Stati Uniti. ”Occorre diversificare”, ha aggiunto. Da Putin Israele non si attende che alteri gli accordi discussi a Ginevra sull’Iran. Ma ora che la Russia si affaccia con maggiore determinazione sul Mediterraneo – non solo in Siria, ma anche in Egitto – occorre impostare nuove relazioni di ‘vicinato’. Verso l’Iran – che anche ieri ha pronunciato epiteti contro la ”entità sionista” – Israele ha inoltre lanciato un messaggio concreto, provando un sistema di difesa aerea del sistema ‘Bacchetta Magica’ (chiamata in inglese la ‘fionda di Davide’). E’ concepito per intercettare in volo missili di media gittata, e va cosi’ a completare le difese da missili di breve gittata (‘Cupola d’oro’) e di lunga gittata (‘Arrow’). ‘Bacchetta Magica’, dice l’esercito, ha funzionato a dovere. Sarà operativo fra un anno: ma già oggi Israele ritiene di essere uno dei Paesi all’avanguardia in questo settore.

(Aldo Baquis/ANSA)

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