L’ira del Cav sul caso Ruby, non mollo

Pubblicato il 21 novembre 2013 da redazione

ROMA. – La persecuzione giudiziaria che si intreccia con l’omicidio politico, sull’asse sinistra-magistratura. Il quadro è chiaro. Le motivazioni della sentenza sul caso Ruby non fanno che renderlo più evidente, per Silvio Berlusconi. Che si sente assediato, amareggiato. Appare nervoso, irato. E preoccupato da quello che potrà succedere dopo che lo avranno ‘cacciato’ dal Senato, con le procure in agguato. Ma non è rassegnato. E intende, raccontano, combattere fino in fondo per proclamare la sua innocenza. In tv, in Aula e anche nelle piazze. Dopo potrebbe tornare in prima persona per una grande manifestazione dei club Forza Silvio l’8 dicembre. E’ al lavoro sul partito, il Cavaliere. Sul ‘ringiovanimento’ che ha in mente. Ma ad occupare i suoi pensieri sono soprattutto le vicende giudiziarie. Perché mancano solo sei giorni al voto sulla decadenza, il 27 novembre. E sono flebili, ormai, le speranze di ottenere uno slittamento significativo. Fi chiederà infatti che, nel caso vada per le lunghe la legge di stabilità, venga rinviato anche il voto su Berlusconi. Ma il Pd non ha intenzione di concedere niente e negli uffici del Senato viene fatto notare come si possa anche sospendere l’esame della manovra per sbrigare il ‘dossier’ decadenza, che non comporta oneri di spesa. Del resto, si osserva in ambienti Fi, se pure arrivasse un rinvio di pochi giorni cambierebbe poco. Il 27, dunque. Berlusconi lo ripete da settimane: vuole guardare in faccia i suoi ‘killer’. E probabilmente prenderà la parola per denunciare l’accanimento di cui è vittima. Al suo fianco i forzisti, che si sono divisi i compiti e proveranno a fargli scudo in Aula con un’offensiva di ordini del giorno, mozioni, sospensive, pregiudiziali. In più, si è messa in moto anche la macchina organizzativa di una manifestazione da tenersi forse il 27. Lo stesso ex premier vorrebbe presentarsi in tv, nei prossimi giorni, per parlare ai cittadini. Ma l’unica via di uscita in cui sembra ancora credere è quella delle nuove carte in arrivo dagli Usa, sulle quali intende basare la richiesta di una revisione del processo Mediaset che lo riconosca innocente. Intanto, però, sul capo di Berlusconi piombano le motivazioni della sentenza sul processo Ruby. Una serie di falsità, si rammarica. Un processo basato sul nulla. Che apre tra l’altro la via a un nuovo procedimento, un Ruby-ter, che potrebbe vederlo ancora sul banco degli imputati per presunta falsa testimonianza di ragazze e parlamentari che lo hanno difeso dalle accuse dei pm. “Amareggiato”, è l’aggettivo più usato da chi ha avuto di parlare il Cav. Che è anche, raccontano, profondamente irritato, pur se sceglie il silenzio. Del resto, a parlare ci pensano i parlamentari di FI: “motivazioni aberranti”, “ignobili”, “costrutto da Santa Inquisizione”, “accanimento e pregiudizio” e pure “femminicidio giudiziario”. Pochi i commenti dei ‘cugini’ di Ncd, anche se solo in serata fanno sentire la loro voce Angelino Alfano (“sentenza ingiusta”) e Maurizio Lupi. Sul fronte del partito, intanto, Berlusconi è al lavoro. Nel pomeriggio nella sede di San Lorenzo in Lucina incontra Marcello Dell’Utri e i giovani dei club Forza Silvio, cui ha dato il via libera per una grande manifestazione l’8 dicembre, a Milano, che provi a offuscare le primarie del Pd. In serata, il Cav vede Annagrazia Calabria e i rappresentanti della Giovane Italia, prima della loro kermesse, cui sarà presente domani. Il Cav rassicura chi è da anni nel partito che non intende ‘rottamarli’, ma intanto è all’opera per portare una ventata di novità dentro Fi. E per completare gli organigrammi a livello locale e nazionale (si pensa a un ‘direttorio’ sotto la sua guida) dopo la scissione. Fumata nera invece al Senato, dove si voterà lunedì per il nuovo capogruppo, sul quale però manca ancora un accordo. C’è chi insiste perché il nome sia quello di Berlusconi fino alla decadenza (si parla di Donato Bruno e Paolo Romani come vice). In ogni caso, si dovrebbe andare alla ‘conta’. Quasi scontata, invece, la decisione di uscire dalla maggioranza in occasione del voto sulla legge di stabilità: i senatori azzurri dovrebbero astenersi, ma a Palazzo Madama l’astensione vale voto contrario.

(Serenella Mattera/ANSA)

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