Cyber-crime: Italiani preoccupati ma si proteggono male

Pubblicato il 26 novembre 2013 da redazione

ROMA. – Il furto di dati personali è pericoloso. Gli italiani lo sanno, o almeno lo percepiscono come tale spesso sopravvalutando le minacce online rispetto a quelle ”offline”. Poi però sul web si tutelano poco, male e sottostimano i rischi della condivisione di alcune informazioni come per esempio quelle sulla posizione geografica che trapelano dai social network. Le donne e i più giovani sono fra i più consapevoli dei rischi ma pure continuano a proteggersi in modo elementare. Quello con la tutela dei propri dati personali è per gli italiani un rapporto contraddittorio. A delinearlo è il rapporto dell’Osservatorio Cermes Bocconi-Affinion, su un campione di mille persone fra i 18 e i 75 anni, che divide gli italiani in quattro categorie. Uno su quattro fa parte degli ”ottimisti”: si tratta di uomini di 50-59 anni di Nord-Est e Sud con ridotta percezione del rischio e poco attenti a tutelare le proprie informazioni. I ”previdenti consapevoli”, il 22% del campione, sono più uomini che donne, tra i 18-29 e i 50-59 anni, stessa provenienza degli ottimisti ma in media più attenti a tutelarsi. I ”fiduciosi” sono il 15% e sono per lo più donne fra 30 e 49 anni del Nord-Est e del Centro che si tutelano abbastanza in ambito digitale – ad esempio usano password complesse e verificano l’attendibilità dei siti di e-commerce – ma sottovalutano la dimensione del proprio patrimonio informativo. Gli ”ansiosi vulnerabili” sono la categoria più corposa, il 38%: è composta principalmente da donne molto giovani (18-29 anni) e mediamente agiate, residenti nel Nord-Ovest e nelle isole, che pur considerando alto il rischio della sottrazione di dati usano misure di tutela elementari: ad esempio sono attenti nel digitare il pin, ma non lo separano dalle carte. Nel complesso gli italiani sono legati a un’idea tradizionale di ”dati personali”: il 92% concorda che sia composto dai dati anagrafici, l’85% comprende i dati sanitari, oltre l’80% annovera quelli economico-finanziari, ma solo il 58% include i dati sugli spostamenti, come quelli generati dalla geolocalizzazione sui social network. Si teme il furto del supporto fisico nel quale sono immagazzinati i dati, dallo smartphone alla carta d’identità. I giovani soprattutto sono preoccupati per il rischio furto della sim card del cellulare. La navigazione sul web è considerata molto pericolosa, mentre si pensano un po’ meno pericolosi l’uso delle informazioni in ambiente mobile – come l’inserimento di dati via telefono – e l’uso in ambiente reale, come il dare la carta di credito al cameriere. Tradizionali anche le cautele: il 69% si protegge mentre digita i pin, il 67% tiene i pin separati dalle carte, il 59% non comunica le proprie password. Però soltanto il 33% le cambia frequentemente, il 37% ne costruisce di complesse e il 38% paga online solo con carte prepagate. Il 77% non possiede un database protetto dei propri dati personali.

(Stefania Passarella/ANSA)

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