Alfano avverte Renzi: “La vita del governo dipende da noi”

Pubblicato il 28 novembre 2013 da redazione

ROMA – Scosse di assestamento per la nuova maggioranza. Uscita Forza Italia, decaduto Silvio Berlusconi, gli azionisti della grande coalizione Pd-Ncd-Sc prendono le misure. Matteo Renzi ribadisce che se Letta e Alfano non faranno proprie le idee e le proposte del Pd, da segretario non avrà problemi a dire: “Finish”. Ma Angelino Alfano risponde a muso duro: Ncd sarà pur piccola, ma ha abbastanza voti in Parlamento da “tenere in vita il governo” o “viceversa”, farlo cadere. Un momento di chiarezza ci sarà di sicuro in Parlamento.

Dopo un colloquio al Colle con la delegazione di FI, che è ormai opposizione, il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano annuncia infatti che, al netto del voto di fiducia di martedì sulla legge di stabilità, ci sarà un altro passaggio nelle Camere che segni la discontinuità politica tra la vecchia e la nuova, più ristretta, maggioranza. Le forme e i tempi di questa verifica emergeranno al termine di un colloquio al Quirinale tra il capo dello Stato e il premier Enrico Letta. Ma da palazzo Chigi trapela la convinzione che la verifica “rafforzerà” ancora di più il governo.

Consumato lo strappo berlusconiano, il prossimo passaggio cruciale per il governo è l’elezione del segretario del Pd. Solo il 9 dicembre, il giorno dopo le primarie, si potrà discutere sul serio di come andare avanti insieme.

– Serve un cambio di passo decisivo – dice lo sfidante, Gianni Cuperlo.

– Serve una svolta – invoca Renzi. E a lui il vicepremier Angelino Alfano ribadisce la sua proposta di sedersi attorno a un tavolo per siglare un nuovo “contratto di programma” per il 2014. Una proposta su cui Letta appare concorde: ha parlato di un percorso di “consultazioni” con i partiti.

La road map, spiega Dario Franceschini, può essere così scandita: nel 2014 l’addio alla legge elettorale ‘porcata’ e la riforma del bicameralismo, con il taglio dei parlamentari, la guida del semestre Ue e le misure economiche anticrisi. Per poi “portare il Paese a elezioni nel 2015” e tornare “avversari” come prima.

Che serva un nuovo patto programmatico lo sostiene anche Renzi. Il braccio di ferro con Alfano è però su chi debba detenere d’ora in poi la ‘golden share’ della maggioranza. Il vicepremier sfida il sindaco:

– Vedremo se chi sarà segretario del Pd come primo gesto vorrà far cadere il governo presieduto da un esponente democratico.

Poi aggiunge che Ncd ha “parlamentari sufficienti per tenere in vita il governo, ma anche viceversa”. Insomma, il nuovo partito che ha l’ambizione di essere “il futuro del centrodestra” (presenterà proprie liste alle europee) e di far da “scudo” a certe politiche della sinistra, rivendica potere di vita o di morte sulla maggioranza. A queste parole Renzi neanche degna una risposta. E’ il Pd, va ripetendo da giorni, che detiene la “maggioranza nella maggioranza”.

– Bastano i numeri: Ncd ha 60 parlamentari i dem oltre 400 – scandisce il renziano Marcucci. E allora l’agenda la detta il Pd: per Renzi non si discute. Ma non c’è problema, secondo Franceschini: “Il governo alla fine farà la mediazione”. Quel che è “escluso”, secondo Guglielmo Epifani, è che si vada a votare in primavera. Anche se il Pd “non ha paura di nessuno”.

Intanto, Alfano, che domani sarà a Milano per incontrare le fondazioni vicine a Ncd, segnala un caso che Formigoni non esita a definire di “poltronismo”. Dei 7 sottosegretari e viceministri considerati berlusconiani, solo Miccichè e Santelli hanno annunciato le dimissioni. Non si hanno ancora notizie di Archi, Ferrazza e Cirillo. Ferri resta, in quanto tecnico. Mentre Girlanda si dimette da coordinatore FI ma non da sottosegretario.

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