L. Elettorale, oggi la parola alla Corte Costituzionale

ROMA  – Mentre la politica tentenna sulla legge elettorale – ieri la commissione Affari costituzionali del Senato ha rinviato a dopo l’8 dicembre -, tocca alla Corte Costituzionale prendere in mano questa spinosa faccenda. Gli occhi sono tutti puntati sul colle del Quirinale, dove sorge il palazzo che ospita la Corte: qui oggi si riuniranno i 15 giudici per ascoltare in udienza pubblica l’esame del caso fatto dal relatore Giuseppe Tesauro e poi le ragioni dei ricorrenti, promotori di un’azione approdata in Cassazione e da qui in Consulta.

Il cuore della questione è se il cosiddetto Porcellum sia legittimo o no. Nel mirino, il premio di maggioranza, che è assegnato a chi prende più voti senza fissare una soglia minima d’accesso; e le liste bloccate, predeterminate dai partiti, che non consentono le preferenze. La Corte potrebbe “bocciare” il premio, riportando il sistema al proporzionale con soglia di sbarramento in ingresso. Oppure potrebbe “aggredire” le liste bloccate – anche se molti giuristi ritengono che questo sia l’aspetto su cui è più difficile intervenire. O, ancora, potrebbe attaccare l’intero impianto della legge e stabilire espressamente che rivive il Mattarellum, in vigore prima del Porcellum, che assegna il 75% dei seggi col maggioritario e il 25% col proporzionale. Ognuna di queste scelte ha punti di forza e punti di debolezza. A monte c’è l’incognita dell’ammissibilità del quesito.

Molti esperti sono dubbiosi, per diverse ragioni, alcune di natura tecnica. Ma badando alla sostanza, il timore di fondo è che si finisca col domandare alla Corte, in maniera indiretta, di svolgere il ruolo del legislatore. Altri pensano invece che non si possa sottrarre alla vigilanza della Corte la materia elettorale e ritengono che l’istanza sia ammissibile.

“L’ammissibilità, salvo che non sia palesemente arbitraria, è una valutazione che dal punto di vista processuale è ancorata a quanto dimostrato dal giudice rimettente”, cioè la Cassazione che ha già argomentato in proposito nella sua ordinanza, dice il presidente emerito della Consulta, Cesare Mirabelli. Si vedrà. Ma, da quanto filtra, l’ammissibilità del quesito non sarebbe un ostacolo insormontabile e “lo si potrebbe superare non perché sia tecnicamente ineccepibile, ma perché è plausibile”, si fa notare.

Non è detto, però, che tutto questo, e quindi tanto meno il merito del caso, sarà discusso tra oggi e domani. Fermo restando che cambi di programma sono sempre possibili, la giornata odierna dovrebbe essere tutta occupata dalle udienze, con 16 casi in calendario. Per domani è fissata la camera di consiglio, con otto cause. Quella sulla legge elettorale non è a ruolo. Di per sé, questo non vuol dire nulla, i giudici potrebbero esaminarla lo stesso. Ma – come succede spesso – potrebbero anche affrontarla successivamente, il che vuol dire di certo nel 2014, visto che dopo questa settimana non c’è più nulla in calendario fino a metà gennaio.

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