Immigrazione: effetto crisi, meno ingressi più espatri

MILANO  – Basta guardare le cifre e l’Italia dei migranti cambia volto: l’immigrazione infatti, secondo quanto indica il rapporto annuale della fondazione Ismu presentato a Milano, non corre più come una volta, anzi è fermata. E l’emigrazione degli italiani ‘delusi’ è in costante crescita, al sud ma anche in Lombardia. Se c’è dunque emergenza, è quella del lavoro, che riguarda chiunque, senza distinzioni di nascita.

E’ evidentemente la crisi economica, infatti, a bloccare i nuovi arrivi e a spingere persino ad andarsene. La popolazione di origine straniera in Italia è stimata, al primo gennaio di quest’anno, in 4,9 milioni di persone, di cui meno di 300.000 irregolari: 6% in più rispetto al 2012, ma si tratta soprattutto di nascite, ricongiungimenti familiari e cittadini che non erano stati contabilizzati nel 2011. Per di più, sempre nel 2011, si erano trasferiti in un altro Paese 200.000 stranieri. Risultato, i nuovi permessi di soggiorno rilasciati per motivi di lavoro nel 2012 sono stati 67.000, ovvero ”quasi dimezzati – rileva l’Ismu – rispetto al 2011 e meno di un quinto del 2010”, quando per motivi di lavoro erano arrivati 350.000 regolari.

Se il lavoro scarseggia, il rischio è di non riuscire a equilibrare le esigenze di tutti. La disoccupazione straniera è aumentata del 25% fra 2011 e 2012, anche per via di una platea più ampia di attivi. La ricerca segnala che il calo più drastico riguarda l’industria e l’edilizia, mentre aumenta il numero di donne straniere occupate nell’assistenza familiare.

In generale, la scarsità di liquidità spinge più di un immigrato su 10 a non rivolgersi al sistema sanitario in caso di necessità. L’altra faccia della medaglia di una società che rallenta ma non si ferma è la crescita di italiani che emigrano all’estero a caccia di opportunità, specie in Germania, Svizzera, Regno Unito e Francia.

I dati del rapporto Ismu si basano sulle residenze che sono state effettivamente spostate, sfugge dunque il numero degli altri connazionali che tentano l’avventura. Nel 2012, ne sono emigrati 68.000, nel 2011 erano 50.000, nel 2010 40.000. Record di cancellazioni anagrafiche lo scorso anno è stato in Molise (+147%), Campania (+137%), Basilicata (+129%), Puglia (+120%) e Sicilia (+96%).

Ma anche al nord le percentuali salgono: la Lombardia (+83%, con l’Emilia Romagna a +76%) risulta anzi essere in termini assoluti dal 2007 ”la capolista per numero di emigrati”: dai 4.000 del 2002 ai 14.000 del 2012. Quanto infine al fronte dei rifugiati, il rapporto smentisce il quadro di un ”esodo biblico” negli ultimi mesi

L’Italia ha avuto un +12% di rifugiati rispetto al 2011, ma è solo al sesto posto nel continente per asilanti accolti (65.000 contro i 590.000 della Germania, che è la prima).

– Il fenomeno migratorio – è la sintesi della presidente della Fondazione Ismu, Mariella Enoc – non è più legato alla legalità ma ha un contenuto economico. Il problema dell’Italia è che non ha ancora capito e messo a frutto l’immigrazione: oggi occorrono piani anche a livello europeo per la formazione e il welfare, questo passaggio di crisi è il momento giusto per intervenire.

 

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