Renzi battezza la segreteria e rassicura il Colle

Pubblicato il 11 dicembre 2013 da redazione

ROMA  – Il governo non ha una ”data di scadenza”, l’importante non è andare al voto ma riuscire a dare al paese le riforme necessarie. Matteo Renzi, nel giorno in cui il premier Enrico Letta ottiene la fiducia per un ”nuovo inizio”, rassicura anche il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, nel primo incontro dopo il trionfo alle primarie, di non aver intenzione di remare contro.

– Il Pd, insiste il sindaco – ha una responsabilità straordinaria: o il fallimento totale o il cambiamento profondo, non c’è una terza ipotesi.

L’alba del nuovo Pd è simbolicamente già nei volti, assonnati ma motivati, dei 12 membri della segreteria, convocati alle 7,30 di mattina dal neosegretario Matteo Renzi. Per il sindaco di Firenze, la segreteria avrà un ruolo centrale di raccordo e di condivisione delle iniziative tra il partito, il parlamento e, spiega un esponente, ”anche il governo”.

Il leader, che entra ed esce dal Nazareno fuggendo ai giornalisti, ci crede molto e trasmette ai suoi l’idea di un’urgenza anche se, spiegano fonti vicine al rottamatore, è consapevole che la ”gara intrapresa non sono i cento metri, nè la maratona ma il mezzofondo: quella piú difficile”. Quella che, quando sarà, gli consentirà di presentarsi con tutte le carte in regola per vincere le elezioni e diventare premier.

Ufficialmente la corsa di Renzi comincerà domenica prossima all’assemblea dei mille del Pd. Lì il segretario chiederà un voto, spiega Stefano Bonaccini al termine della segreteria, ”sulle priorità del governo” che l’altro giorno il premier e il rottamatore hanno concordato nel faccia a faccia per il patto di coalizione del 2014: riforma elettorale, per la quale Renzi chiede almeno un primo ok entro il 25 maggio, il superamento del bicameralismo e un piano per il lavoro.

“A questi impegni non sono vincolato soltanto io – spiega il rottamatore nella sua e-news – ma da domenica è vincolato l’intero Pd, che oggi è spina dorsale della maggioranza. Questi sono gli obiettivi della maggioranza parlamentare, adesso, e se falliremo non avremo alibi”.

I segnali, arrivati nel discorso del premier alle Camere, sono considerati dai renziani nella direzione giusta.

– La competizione con Renzi ha dato la sveglia a Letta – ironizzano alla Camera alcuni deputati vicini al sindaco di Firenze.

Sull’intesa con il presidente del consiglio il segretario del Pd avrebbe rassicurato, a quanto si apprende, il Capo dello Stato, il primo che da anni batte sulla necessità di riforme come quella elettorale in parallelo ad una nuova architettura delle istituzioni, compresa la riduzione del numero dei parlamentari. Il tema sarà trovare un equilibrio dentro la nuova maggioranza su un modello maggioritario, sponsorizzato anche oggi dal premier Letta. E su questo Renzi ha già messo al lavoro i suoi e domenica potrebbe entrare nel dettaglio della proposta. Anche perchè, oltre che rispetto alle aspettative degli elettori, il sindaco viene sfidato dal suo predecessore Pier Luigi Bersani, convinto che se la riforma passa alla Camera ”il Pd con la forza che ha non può far altro che partire dal doppio turno di collegio”. Ma più che alla battaglia interna, Renzi sembra puntare ad un clima unitario anche dentro il Pd. Per questo, in segreteria, ha ribadito l’offerta a Gianni Cuperlo della presidenza dell’assemblea Pd. Ruolo che però l’ex sfidante al congresso, nonostante il forte pressing dei suoi, rifiuta lasciando capire di volersi tenere le mani libere nel ruolo di guida della minoranza del Pd.

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