Napolitano: “Massima attenzione a chi vive nel disagio”

Pubblicato il 16 dicembre 2013 da redazione

ROMA  – La divisione nei Forconi è consumata e l’ala più moderata da una parte lavora a una due giorni a Roma e iniziative di protesta non convenzionali, dall’altra spera in un segnale del governo che si traduca in qualcosa di concreto. Lo stato delle cose resta comunque fluido e imprevedibile. Al punto che ieri, senza citare direttamente la protesta dei Forconi, al termine di una giornata segnata anche da proteste degli studenti e scioperi, è intervenuto il Capo dello Stato Giorgio Napolitano chiedendo “massima attenzione” a coloro che vivono nel “disagio” e che “può farsi coinvolgere in proteste violente, in uno sterile moto di opposizione totale”, e sottolineando nel contempo che “la crisi ha messo a dura prova la coesione sociale” e “le più elaborate previsioni 2014 segnalano un rischio diffuso di tensioni e scosse sociali: un rischio che deve essere tenuto ben presente e fronteggiato”.

All’interno del variegato mondo dei Forconi, come ormai viene definito con una semplificazione giornalistica, l’autotrasporto è una fetta importante e questa categoria, ben identificata e con specifiche richieste da porre, ha un canale attivo con l’Esecutivo. Oggi è in programma un tavolo tra le sigle di settore e il sottosegretario alle Infrastrutture Rocco Girlanda. Un incontro convocato da tempo, ma che ora diventa uno snodo significativo dalla valenza più ampia.

– Abbiamo un dialogo aperto con gli autotrasportatori, anche quelli che hanno scioperato con i forconi – spiega infatti lo stesso Girlanda -. Nei giorni scorsi ho sentito i tre principali esponenti del movimento dei forconi –  aggiunge il sottosegretario, che però ammette:

– Questo è un governo che dialoga, ma con la formazione di tutte queste sigle si è generata confusione  e  anche se non dipende direttamente da me, finché c’è questa situazione di protesta credo che non si possa dialogare.

I Forconi che fanno capo a Mariano Ferro, agricoltore siciliano, e a Lucio Chiavegato, artigiano veneto, un passo lo hanno fatto: hanno annunciato che mercoledì non verranno alla manifestazione per timore di infiltrazioni (anche se il leader “dissidente” Danilo Calvani, agricoltore di Latina, che invece sarà in piazza, garantisce che “Casapound e Forza Nuova non manifesteranno con noi” e che “non ci saranno cortei”).

I due leader, quindi, hanno preso le distanze da ogni possibile strumentalizzazione di frange violente o estremiste. Proprio ieri, tra l’altro, Simone Di Stefano, vice presidente della formazione di estrema destra CasaPound, che si è detta vicina ai Forconi, è stato condannato a tre mesi per il furto della bandiera Ue dopo il blitz di sabato.

–  Questo “no” alla violenza – suggerisce il leader della Cisl Raffaele Bonanni, va raccolto.

Al di là dell’opportunità, il più è vedere come. Quello che manca è un interlocutore chiaro e un meccanismo di rappresentanza accertato.

Nel movimento dei Forconi e nel “Comitato 9 dicembre” che fa ormai da contenitore comune, c’è un popolo accomunato dalla richiesta di meno tasse, ma il meccanismo tradizionale della rappresentanza è saltato. Loro, però, sono decisi a farsi sentire. Oltre ai presidi in diverse parti d’Italia – che in Veneto e in Friuli hanno prodotto anche oggi code sulle strade – in cantiere c’è un due giorni a Roma, forse già in settimana, con l’obiettivo di portare nella Capitale 100-150mila persone per giornata che formino dei “serpentoni” pacifici e silenziosi per la città.

– Non vogliamo creare nessun disagio – dicono gli organizzatori – la nostra vuole essere una passeggiata pacifica, non un corteo, con lavoratori, famiglie, bambini, pensionati, anche disabili.

Ma si studiano anche strategie di protesta non convenzionali: dal ritiro in massa di somme importanti dai conti in banca allo stop del rifornimento carburanti, alla restituzione dei documenti allo Stato come a dire “non siamo più cittadini italiani, ora vediamo come fa Equitalia a farci i sequestri”.

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