GB, Cameron attacca: “Nessuna resa al turismo del welfare”

BRUXELLES  – Il premier britannico David Cameron da Bruxelles fa la voce grossa contro il “turismo del welfare” (migranti europei provenienti da Paesi più poveri, non tanto interessati alla ricerca di un lavoro, quanto ai sussidi) e invoca un “rafforzamento del sistema di transizione” per i nuovi Stati che entreranno nell’Unione.

– Germania, Austria e Olanda sono sulle stesse posizioni – afferma, spiegando di aver sollevato il tema al tavolo del vertice europeo che si è appena concluso. E promette:

– La battaglia proseguirà nel 2014, perchè per cambiare le cose in Europa, ci vogliono tempo e negoziati.

Ma il tempo per il primo ministro stringe, perchè da gennaio 2014 scadranno i limiti alla libera circolazione di bulgari e romeni (restrizioni che il Regno Unito ha voluto applicare nella massima misura, cioè sette anni) ed i sudditi di sua maestà, secondo i sondaggi, temono arrivi di massa, in cerca di benefit sociali facili. Una paura che Nigel Farage, il leader del partito euroscettico Ukip, alimenta, e su cui fa leva per erodere consenso, mordendo il governo ai fianchi.

– In Gran Bretagna è benvenuto chi cerca un lavoro ma non chi pensa di venire a giocare – ripete più volte l’inquilino di Downing street e annuncia “una serie di regole” per controllare il fenomeno fin da subito.

Ma sorvola sulle misure anti-abusi che saranno adottate. Di certo ci saranno formule più stringenti per accedere ai sussidi. E di fatto, il sociale appare, allo stato, l’ambito con maggiore margine di manovra. Quanto alla riflessione sul “rafforzamento del sistema di transizione” da condurre col club dei 28, anche in vista, “un giorno”, dell’ingresso di Paesi “come Serbia (il consiglio ha dato il via libera all’avvio dei negoziati d’accesso all’Ue per la Serbia, con la prima riunione a gennaio) o Albania” Cameron cita quale esempio di possibile irrigidimento delle condizioni, per godere in pieno del diritto al libero movimento, “il raggiungimento di un livello prestabilito del Pil nazionale”.

Intanto il premier chiarisce che in tema di allargamento, Londra “non sostiene l’Albania allo status di candidato”.

– Sono molti i passi da fare prima di arrivare a questo – osserva il primo ministro, e cita l’adozione di “misure contro la corruzione ed il crimine organizzato”.

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