Lavitola: arrestato per tentata estorsione

NAPOLI  – Torna in carcere Valter Lavitola. Stavolta l’accusa è di tentativo di estorsione ai danni di Impregilo per una vicenda di appalti a Panama, paese in cui l’ex direttore dell’Avanti ha da tempo ottime relazioni con i governanti locali e dove trascorse parte della latitanza.

Ieri mattina gli agenti della Digos di Napoli gli hanno notificato nella sua abitazione romana una ordinanza di custodia cautelare in carcere firmata dal gip Dario Gallo prima di condurlo nel carcere di Poggioreale. L’indagine, condotta dal procuratore aggiunto Francesco Greco e dai pm Vincenzo Piscitelli e Henry John Woodcock, rappresenta uno dei mille rivoli di una inchiesta che ha già portato, tra l’altro, al coinvolgimento di Lavitola per corruzione internazionale e per un presunto tentativo di ricatto all’ex premier Silvio Berlusconi (vicenda che gli è costata in appello una condanna a un anno e quattro mesi).

Secondo la ricostruzione dei magistrati, l’Impregilo per ottenere l’appalto per la realizzazione della metropolitana di Panama City, un affare da un miliardo e mezzo di dollari, avrebbe dovuto accollarsi il finanziamento di un ospedale pediatrico nella capitale del paese del Centro America. In realtà, ad avviso degli inquirenti, la costruzione dell’ospedale costituiva solo un espediente per foraggiare il presidente del paese centramericano Roberto Martinelli, definito socio occulto dell’azienda locale alla quale sarebbe stato affidato l’incarico di edificare la struttura.

Lavitola avrebbe avuto nella vicenda il ruolo di mediatore per i suoi stretti rapporti con i politici panamensi. Secondo la ricostruzione dei magistrati, per convincere Impregilo a finanziare l’ospedale, Lavitola avrebbe minacciato ritorsioni. Ciò attraverso l’intervento dell’allora premier Silvio Berlusconi che, su sollecitazione dello stesso Lavitola, telefonò al presidente Impregilo Massimo Ponzellini perché spingesse i suoi a trovare l’accordo con Panama.

In quella circostanza per gli inquirenti Berlusconi fu un ”inconsapevole vettore” del tentativo di estorsione, non essendo al corrente degli obiettivi illeciti dell’ex direttore dell’Avanti, il quale intendeva lucrare a sua volta sull’affare. Il procuratore di Napoli Giovanni Colangelo ha evidenziato che ”non è emersa alcuna ipotesi di reato a carico di Silvio Berlusconi”. Ma per intimorire i vertici di Impregilo fu prospettata anche la minaccia di un intervento pubblico del presidente Martinelli, il quale avrebbe denunciato “la cattiva esecuzione dei lavori di ampliamento del Canale”, determinando un notevole danno di immagine all’impresa italiana e la caduta del titolo in Borsa.

Secondo i pm, l’Impregilo rifiutò di sottostare al ricatto mentre nel frattempo venivano alla luce le vicende giudiziarie sui rapporti tra Lavitola, Berlusconi e Martinelli. La costruzione della metropolitana fu poi affidata a un’azienda brasiliana.