Letta: ·”Se facessi Babbo Natale il Paese rischierebbe il crac”

Pubblicato il 20 dicembre 2013 da redazione

BRUXELLES – Al Paese serve il senso di responsabilità del “buon padre di famiglia” non un Babbo Natale che cede su ogni richiesta e manda l’Italia in bancarotta. Il tono di Enrico Letta resta calmo, ma durante la conferenza stampa a chiusura del vertice Ue il premier non riesce a nascondere una certa irritazione.

Le continue polemiche sulla legge di stabilità, le pressanti richieste delle parti sociali, le critiche piovutegli addosso dai comuni sono a suo giudizio ingenerose: la manovra, scandisce, non solo è “equilibrata” ma per la prima volta dopo diversi anni “inverte la tendenza” e comincia a “dare” anziché “prendere” e basta.

Dopo la risposta data a Confindustria, stavolta è il turno dei comuni.

– Questa – afferma il premier – è la prima legge di stabilità che dà ai comuni e non taglia; la questione posta troverà attenzione, ma invito i comuni ad avere un atteggiamento dialogante perché con il dialogo i problemi si risolvono.

E’ questo, stando agli analisti, un implicito riferimento anche al suo compagno di partito, Piero Fassino. Il premier difende la linea “prudente” tenuta sul fronte dei conti pubblici. Del resto, premette, il declassamento del rating dell’Unione europea da parte di Standard & Poor’s, anche se ingiustificato, è la prova che la “transizione dalla crisi” non è ancora terminata.

– Bisogna fare un passo alla volta e salire i gradini uno ad uno – avverte -: so che è metodo che agli impazienti non piace, ma chi vuole salire la scala a quattro gradini per volta alla fine si fa male.

Sgombra subito il campo dalle polemiche: fra gli “impazienti” non c’è Matteo Renzi con il quale, afferma, “abbiamo dimostrato, pur con diversi ruoli e caratteristiche, di lavorare bene insieme”. E’ lui stesso a spiegare in cosa consistano questi ruoli differenti:

– Io ho la responsabilità di un Paese e quindi sono costretto a essere prudente soprattutto sul fronte dei conti pubblici. Ecco il motivo dei tanti ‘no’ sulla legge di stabilità – si sfoga -: tutti chiedono, ma la somma del tutti chiedono è la bancarotta.  Qualcuno pensa che all’Italia serva Babbo Natale mentre io penso che ci voglia un buon padre di famiglia che compie scelte equilibrate e che garantisce che il Paese resti credibile – prosegue piccato.

Ammette che qualche “errore” c’è stato, come sulla norma relativa alle slot machine:

– Ho condiviso ciò che ha detto Renzi sul gioco d’azzardo: quella norma è sbagliata e il governo ha intenzione di rimediare.

Letta riconosce anche che nella società il “disagio” è forte, ma rimarca come al centro della manovra vi fosse proprio il tentativo di alleviare le difficoltà dei più deboli e in particolare dei disoccupato.

– Anche io vorrei che nella legge di stabilità ci fosse di più, ma – promette – è quello che faremo l’anno prossimo, quando si potrà accelerare sulla crescita.

Conferma l’intenzione di varare in tempi brevi un “provvedimento forte” per riportare i capitali illegalmente esportati in Svizzera, dove si recherà presto per riportare quel “tesoro di soldi italiani” che giace nelle casseforti elvetiche. Ma sui dettagli della misure non dice nulla, limitandosi a spiegare che ci sta lavorando un gruppo di esperti guidati dal procuratore Francesco Greco.

Gli ultimi due temi caldi della conferenza stampa sono il trattamento riservato ad alcuni immigrati a Lampedusa e l’affaire Telecom. Sul primo caso, che definisce un “fattaccio intollerabile”, sottolinea di “sposare in pieno la linea dura del ministero dell’Interno”. Quanto alla compagnia telefonica la sua posizione è netta: “Il governo non parteggia per nessuno dei giocatori in campo” e “nemmeno il Parlamento dovrebbe farlo”. Detto ciò il governo vigilerà affinché gli investimenti sulla rete siano all’altezza di una infrastruttura che resta strategica.

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