Console Calderaro: “In Olanda è mancata l’integrazione”

Pubblicato il 30 dicembre 2013 da redazione

AMSTERDAM – E’ una comunità tutt’altro che numerosa. Certamente non lo è come quella del Venezuela. E neanche soffre delle differenze sociali che, complice la particolare realtà economica del Paese, mostra la nostra. Eppure… Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, anche in Olanda, paese che, come tutti sappiamo, vanta uno stato sociale tra i più moderni al mondo, gli italiani hanno i loro problemi. Assai diversi dai nostri, sicuramente, ma non per questo meno importanti e inquietanti. Difficoltà, complicazioni, ostacoli. Anche per gli italiani che vivono in Olanda, non sono tutte rose e fiori.  Anzi… Ce ne parla la Console Reggente, Ermelinda Calderaro.

– Il principale problema è la lingua – esordisce la Console Calderaro -. L’olandese è una lingua diversa, difficile. Per noi che parliamo l’inglese, non esiste il problema della comunicazione. Per i vecchi emigranti, per gli italiani giunti negli anni ’50 e ’60, per chi lavorava nelle fabbriche, invece, è un grave ostacolo. Non hanno imparato l’olandese, che è una lingua ostica, e non conoscono l’inglese. Quindi, per loro, l’integrazione non è stata possibile. Oggi hanno bisogno di assistenza… proprio di assistenza linguistica. Non riescono a farsi capire.

Ci spiega che l’Olanda “è un paese che assicura un reddito di cittadinanza”. E cioè, un minimo garantito per un’esistenza tranquilla, senza lussi ma neanche privazioni.

– Quindi – aggiunge – chi non ha denaro per pagare l’affitto, è aiutato. C’è l’assistenza a domicilio per chi ne ha bisogno: Ma i problemi – prosegue – in realtà non sono questi. I rappresentanti del Comites, i membri di alcune associazioni, mi riferiscono che spesso devono recarsi in ospedale per aiutare i nostri connazionali a farsi capire. Ecco perché non si sono integrati e vivono la loro vecchiaia in solitudine.

– Non chiedono il rimpatrio?

– No – risponde -. Casi di richiesta di rimpatrio non ne abbiamo avuti. Quello olandese, come ho spiegato, è uno Stato sociale. Qui gli anziani ricevono assistenza. In Italia, purtroppo, no. Oltretutto, parliamo di persone che probabilmente hanno perso ogni legame con l’Italia. Non hanno parenti, non hanno amici. Ci capitano anche famiglie con figli ormai grandi che non si preoccupano dei genitori.

– E così, nonostante tutto, nonostante la solitudine, preferiscono restare in Olanda, dove almeno viene garantita loro una vecchiaia dignitosa.

La Console annuisce con un leggero movimento di testa e afferma:

– I nostri connazionali provengono, nella loro stragrande maggioranza, dal Sud: dalla Sicilia, dalla Campania, delle Puglie. Quale paese, quale comune italiano ti dà il minimo garantito di assistenza? Purtroppo dobbiamo ammettere che in Italia tutto questo non c’è. Non l’abbiamo. Ed è questa una delle ragioni per cui nessuno chiede di essere rimpatriato.

Dagli anziani ai giovani; dalle vecchie alle nuove generazioni. Corsi e ricorsi storici – Vico dixit -. Dopo gli anni del boom economico e della società del benessere, la crisi torna a mordere. Chiudono le aziende e cresce la disoccupazione. Sono i giovani i più penalizzati. E così, ancora una volta, si volge lo sguardo all’estero. Tanti, come in passato, sperano in un futuro migliore negli Stati Uniti. Ma per molti la “Merica” è nel nord Europa: la Germania di Frau Merkel, in primis; ma anche l’Olanda, famosa nel Belpaese per il suo Welafare.

– In effetti – commenta la Console Calderaro -, da un po’ di tempo riceviamo richieste d’informazioni da parte di giovani che manifestano il desiderio di venire in Olanda. Hanno l’illusione che qui si stia bene… che sia possibile lavorare e guadagnare. E in parte è vero. Ma c’è chi non ha né arte né parte. E in Olanda se non si domina almeno l’inglese, e lo si domina bene, non si ottiene nulla.

Insiste nell’affermare che, per chi cerca lavoro, il dominio dell’inglese è indispensabile. Spiega che l’olandese è una lingua difficile per cui, se non si vive per anni nel Paese, non si riesce a parlarla. E allora ecco che l’inglese diventa imprescindibile per la comunicazione.

– L’inglese – prosegue – è la base linguistica. Lo parla il 90 per cento della popolazione. Insomma, qui tutti ne hanno un’ottima conoscenza: dal professionista all’operaio.

– Quindi se si è un buon professionista o un artigiano e si ha una buona conoscenza dell’inglese vi sono ottime possibilità d’inserimento nel mondo del lavoro…

– Sì, è così – afferma -. Certo, se vuoi esercitare la professione di avvocato è chiaro che devi conoscere la lingua locale; ma se sei un manager, un professionista e non lavori con l’amministrazione pubblica, in cui l’olandese è d’obbligo, con l’inglese te la cavi benissimo.

– E un giovane, laureato in una delle università italiane, com’è ricevuto nel mondo del lavoro olandese? – insistiamo.

– Diciamo che può… ha buone possibilità di trovare un lavoro – risponde -. Da un po’ di tempo ci scrivono muratori, macellai, operai disposti a venire… Ultimamente mi ha scritto un giovane: “Sono sposato con un figlio piccolo. Vivo nel profondo Sud, in un paesino della Sicilia. Sono disposto a emigrare e a fare qualunque lavoro…

Si sofferma. Nell’ufficio della Console Reggente, ammobiliato sobriamente, si fa il silenzio. Da un’ampia finestra chiusa fanno capolino tenui raggi di sole, testimone dell’autunno già inoltrato. Dopo un attimo di riflessione, prosegue:

– Come avrà notato, non ci sono ristoranti italiani. Almeno non ve ne sono tanti come in Germania. Quella olandese è una realtà completamente diversa. Qui vivono 37 mila italiani circa: Non è poco ma neanche è il Belgio, in cui ve ne sono 300 mila, e neanche la Germania, dove ve ne sono 500 mila. Non si può venire all’avventura.

Commenta che in Olanda vi sono molti studenti che frequentano le università locali, tanti docenti e ricercatori italiani. Insomma, tante menti brillanti. E sottolinea che questo è motivo di orgoglio per l’Italia. Quando facciamo notare che, purtroppo, questi docenti e ricercatori brillanti sono più apprezzati all’estero che in Madrepatria e che la fuga di cervelli, che trovano lavoro e sono ben remunerati oltrefrontiera ma non in Italia, è un fenomeno che arreca un danno enorme al Paese, ci dice:

– E’ vero, ma parliamo pur sempre dell’Europa. Credo che oggi si debba cambiare mentalità. Il giovane non può restare ancorato a un luogo. Deve sapersi muovere. Deve avere un’apertura culturale e mentale. D’altronde stiamo parlando di Europa, non di varcare l’oceano. Chi vuole, con un’ora o due di viaggio in aereo è Roma.

– Insomma, il concetto americano: la città migliore è sempre quella in cui si vive e si lavora. Negli ‘States’ è normale trasferirsi da un luogo all’altro, cambiare città se il lavoro lo richiede…

– E’ la mentalità anglosassone – commenta -. Ci si muove. Noi italiani, invece, siamo legati al luogo in cui nasciamo. Vi mettiamo radici.

– Per concludere, quali sono le carriere più gettonate?

– Senz’altro le scientifiche – risponde immediatamente -. L’Olanda, nell’ambito scientifico, è all’avanguardia.

Mauro Bafile

 

Tante navi con bandiera italiana

AMSTERDAM – Tante, tantissime navi con bandiera italiana. Alcune da crociera, altre da carico.  Ne è pieno il porto di Amsterdam, ma ancor più quello di Rotterdam, che è tra i più grandi al mondo e il quinto, in importanza, in Europa. Per tutti, come spiega la Console Calderaro, ha competenza il Consolato Generale d’Italia.

– Il Consolato – illustra la Console Reggente – ha anche la funzione di autorità marittima. Insomma, il nostro consolato è come la Guardia Costiera italiana o la Capitaneria di porto. Ci incarichiamo di tutte le pratiche burocratiche, sia per le navi da crociera, colme di turisti, che per le navi da carico, con le loro merci. Un lavoro enorme. In Olanda c’è il porto di Rotterdam, che è il più importante snodo navale del nord-Europa.

Sbarchi, imbarchi, arrivi e partenze. Il Consolato Generale di Amsterdam s’incarica di tutti gli aspetti burocratici.

– E’ nostra responsabilità; c’è sempre un gran da fare – commenta. (mb)

 

Droga e carcere

AMSTERDAM – Droga e carcere. Anche in Olanda vanno a braccetto. E infatti, nonostante il Paese sia tra i più aperti e all’avanguardia su questo tema, sono sempre tanti i giovani che finiscono “al fresco” per problemi direttamente o indirettamente legati con il suo consumo. Ne sa qualcosa la Console Calderaro, che più volte è intervenuta e interviene a difesa di nostri giovani connazionali.

– I detenuti, a dir la verità – commenta – non sono poi tanti. Diciamo pure che i detenuti veri e propri, quelli che devono scontare pene pesanti, saranno sì e no sette o otto. Non di più. Il vero problema lo rappresentano i turisti; i connazionali di passaggio: il giovane che si reca  al “caffe-shop” per fumare marijuana che, dicono, qua sia ottima ed anche abbastanza forte. Devo rilevare che Amsterdam è l’unica città olandese in cui i “coffe-shop” non sono proibiti ai turisti. Nel resto del paese solo vi può entrare l’olandese.

Spiega che l’Olanda è un paese molto all’avanguardia, con leggi assai progressiste, troppo spesso però, “malinterpretate dal giovane italiano”.

– Il giovane – prosegue – arriva alla stazione e appena scende dal treno va in cerca di un “coffe-shop”. Spesso sono solo giovani che vengono a farsi una fumata ma, tra questi, ci sono ragazzi con problemi caratteriali, di condotta. E sono quelli che, poi, finiscono in galera. Noi, in Olanda, abbiamo circa mezzo milione di turisti l’anno.

Sostiene che, ovviamente, anche in Olanda in carcere non si sta bene ma, “dal punto di vista dei bisogni essenziali, non manca nulla”.

– Denunce di violazioni dei diritti umani?

– Mai avute – afferma categorica.

Per quel che riguarda, invece, il tram-tram quotidiano, la Console Calderaro ci dice che “sono le richieste che riceve ogni colsolato”.

– L’Olanda – spiega – è un paese piccolo ma densamente popolato. Ci sono circa 17 milioni di abitanti e gli italiani registrati all’Aise sono circa 37 mila 600. In consolato si chiede soprattutto il rilascio o rinnovo dei passaporti e carte d’identità. Ci sono poi i turisti che perdono i documenti, e questi ci danno molto lavoro. Il residente – conclude – si gestisce abbastanza bene. Purtroppo – commenta -, in Consolato siamo sempre meno, pochissimi. Questo di Amsterdam è l’unico Consolato in tutto il Paese. (mb)

 

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