Sindaco Cialente: “E’ partita la ricostruzione dell’Aquila”

Pubblicato il 06 gennaio 2014 da redazione

L’AQUILA – Due anni dopo; giorno più, giorno meno. Tanto è trascorso dall’ultima conversazione col Sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente. Allora L’Aquila, colpita nel 2009 da un terribile terremoto che in una manciata di secondi seminò morte e distruzione e, d’un colpo, cancellò sogni e progetti, era una città fantasma; una città “messa in sicurezza” ma senza vita. Oggi, al turista che la visita, mostra due anime. Di giorno, è un gran cantiere con il suo viavai di architetti, ingegneri e operai. All’imbrunire, quando tutto tace, torna a essere una città fantasma, abitata dalle ombre e dall’eco delle ronde militari.

– Quando ci vedemmo due anni fa, lei sicuramente ricorderà, ero particolarmente pessimista. Avevo il problema serissimo del commissariamento. Era un macigno; un peso sia dal punto di vista politico che da quello della ricostruzione. Nell’ambito politico, era davvero incredibile accettare che l’autonomia locale fosse esautorata di ogni autorità nella ricostruzione della città; in quello pratico, poi, non si permetteva di mettere in moto la macchina della ricostruzione -. Come due anni fa, ci parla in tono pacato. Ma, a differenza di due anni fa, il clima che si respira nei corridoi del Comune dell’Aquila è sereno. Non percepiamo né nervosismo né tensione se non quelli che regnano normalmente negli uffici dell’amministrazione pubblica. Il Sindaco Cialente ci riceve in una saletta. Ha appena sostenuto una conferenza stampa; l’ennesima per affrontare i tanti temi di stringente attualità ma anche per sottolineare che L’Aquila e i suoi cittadini non si arrendono.

– Pochi mesi dopo il nostro incontro – prosegue il primo cittadino del capoluogo abruzzese -, Mario Monti assunse la presidenza del Consiglio. Fece, a mio avviso, alcuni errori, anche assai gravi. Ebbi la possibilità di un colloquio telefonico. E in quell’occasione mi chiese: “Insomma, cosa devo fare?”. Gli risposi: “Innanzitutto, darci un ministro che segua L’Aquila”. Suggerii Maurizio Barca, che era già a conoscenza delle vicende della nostra città. E poi chiesi di togliere immediatamente il commissariamento. Gli dissi: “Faccia pure un esame e se ho ragione tolga il commissario”. Ci fu un mese d’istruttoria, di esami. Poi, il commissario fu tolto. Si approvò la Legge Barca con la quale si crearono gli uffici speciali.

Sottolinea che “l’allora commissario non voleva saperne di andar via”.

– Restituì 447 milioni di euro – precisa -. Non era stato capace di spenderli. Io, invece, sono in deficit… avrei bisogno di spenderne 700.

– Che cosa avete fatto?

– Abbiamo fatto partire cantieri per un miliardo di euro – risponde immediatamente. E incalza:

– Oggi all’Aquila vi sono 2700 cantieri attivi. E ho ‘in pancia’ la possibilità di far partire progetti per 110 milioni di euro al mese solo per la ricostruzione.

– Alcuni parlamentari europei hanno affermato che nella ricostruzione della città vi sono stati sperperi. Hanno insinuato la presenza della malavita organizzata e hanno minacciato di chiedere la restituzione dei fondi finalizzati alla ricostruzione della città e già assegnati dall’Europa…

Non s’immuta, anche se dal suo sguardo traspaiono indignazione e incredulità. Quindi, sempre con tono tranquillo spiega:

– E’ una polemica sbagliata. Si tratta delle affermazioni di un eurodeputato danese, credo, che si è recato all’Aquila una volta, forse due. E comunque non ha mai parlato con me; non mi ha mai chiesto cosa ne pensassi.

Ritiene “gravissimo” l’aver denunciato l’esistenza di “filtrazioni mafiose” che nega categoricamente, anche se ammette:

– Il tentativo c’è stato. Il pericolo di infiltrazioni mafiose, della malavita organizzata, esiste non solo in Italia ma in qualunque altro paese. Se c’è comunque un luogo dove ciò non avviene è proprio qui, all’Aquila.

E neanche, assicura il Sindaco, “si può parlare di denaro sprecato”.

– Lo nego categoricamente, così come nego che non ci siano soldi per la ricostruzione – aggiunge per poi spiegare:

– Ora si pone un altro problema. Come avevo promesso ai cittadini quando mi sono ricandidato, è stata messa su una macchina veloce, molto veloce. Mi piace raffigurarla come una Ferrari in un Gran Premio: la macchina è veloce, corre e si ferma solo per fare il rifornimento e il cambio delle gomme. Ebbene, noi siamo come la Ferrari che corre: ci serve il rifornimento. Non arrivano soldi a sufficienza. Perché?

Domanda retorica, poichè immediatamente illustra le ragioni. Spiega che l’Europa ha una regola, a suo giudizio, “allucinante”.

– E’ quella del 3 per cento e del Patto di Stabilità – afferma -. Ciò impedisce all’Italia di fare un’operazione semplicissima; un’operazione che aveva già realizzato con L’Aquila e poi con l’Emilia Romagna e che ora è stata bloccata: fare un mutuo con la Cassa di Deposito e Prestiti o chiedere un grande mutuo quarantennale alle banche. L’Europa dice ‘no’. Bisogna rispettare il ‘patto di Stabilità’ del 3 per cento.

Si dice in prima linea in una battaglia per svincolare dal 3 per cento i fondi destinati alla ricostruzione dopo disastri naturali.

– E’ una proposta, la mia – insiste -, che vale per l’Italia ma anche per tutti gli altri paesi europei. Ho proposto un emendamento nel quale si stabilisce che ‘in caso di calamità naturale’, riconosciuto dall’Europa con lo stanziamento di finanziamenti dal Fondo di Solidarietà, lo Stato è autorizzato a finanziare fino a 15 volte la somma stanziata dall’Europa senza che questo incida sul patto di Stabilità.

Sostiene con veemenza che si tratta di un argomento importante; “di una questione politica pesantissima”.

– C’è una grande limitazione – afferma -. Si tratta di una limitazione etica e politica dell’Europa. L’Italia è stata colpita da due tragedie: L’Aquila e l’Emilia Romagna. Io voglio sentirmi europeo; desidero che l’Europa resti. Ma è ovvio che l’Europa debba promuovere politiche di solidarietà.

– La reazione di Roma?

– D’interesse – ci dice -. La reazione della ‘politica’, ma anche di tante Ambasciate straniere, è stata di grande interesse. Ma l’Italia non si decide ad aprire un negoziato sull’argomento. E’ gravissimo. Io ora non ho soldi. Rispetto a due anni fa sono cambiate tante cose. Ora c’è un cronogramma; cronogramma approvato dal Consiglio comunale. Siamo in regola sotto ogni aspetto. Tutto, poi, è stato concordato con il governo il 21 marzo. Purtroppo, però, non si parte.

 

I giovani e la città

Ma i giovani cosa pensano? Qual è la loro reazione di fronte a una situazione che si protrae nel tempo e che incide pesantemente sul loro presente e, soprattutto, avrà pesanti ricadute sul loro futuro? Lo chiediamo al Sindaco Cialente.

– I giovani – spiega il primo cittadino dell’Aquila – ci dicono che senza città non possono più stare. Mi hanno detto che se tra due anni non si restituisce loro il Centro Storico andranno via. Questo è un po’ il succo, la ragione della nostra battaglia disperata col Governo.

Mauro Bafile

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