Accordo Renzi-Berlusconi spacca maggioranza

ROMA. – Si rischia una “crisi al buio”, la “fine della maggioranza” già domani. A poche ore dal cruciale incontro tra Matteo Renzi e Silvio Berlusconi sulla legge elettorale, alzano la voce gli alleati di governo: gli alfaniani di Ncd fanno fronte comune con i montiani di Sc e i popolari di PI, per provare a sventare l’intesa tra il segretario Pd e il Cavaliere sul sistema spagnolo. E mentre scendono in campo i ‘governativi’ del Pd per una mediazione in extremis su uno ‘spagnolo modificato’, si mettono di traverso anche i bersaniani, che minacciano di far mancare i voti all’accordo col Cav. Ma il sindaco va avanti per la sua strada: “Non mollo”. La tensione, già alta, nella maggioranza, arriva a livelli di guardia dopo l’incontro di giovedì sera a Palazzo Chigi tra Enrico Letta e Matteo Renzi. Perché va a vuoto l’ennesimo tentativo di convincere il sindaco ad abbandonare l’intesa che sta tessendo con Silvio Berlusconi su un modello spagnolo (che favorisce i grandi partiti) per trovare un accordo innanzitutto con gli alleati della maggioranza. A una parte dell’incontro notturno nelle sale del governo partecipano, secondo fonti parlamentari, anche Angelino Alfano (che in mattinata andrà al Quirinale da Napolitano) e Dario Franceschini. Ma non si segnalano passi avanti. Tant’è che di primo mattino Renzi scrive su Twitter: “Molti cercano di frenare. Ma io non mollo”. E a metà giornata, per tutta risposta, i gruppi parlamentari di Ncd, Sc e PI chiedono a Renzi la “convocazione immediata” di un vertice di maggioranza per evitare “una crisi al buio”. E’ in gioco la vita del governo, è il messaggio degli alleati a Renzi. E i ‘governativi’ del Pd, come il lettiano Francesco Russo, avvertono il segretario che se fa l’intesa con FI diventa “inutile” anche mettere mano al contratto di coalizione. Perciò per tutta la giornata gli sforzi si concentrano sulla legge elettorale (nodo pregiudiziale alla discussione sulla riforma del Senato). Nella sede del partito il sindaco vede i ministri Dario Franceschini e Graziano Delrio, ma anche, per oltre un’ora, Maurizio Lupi. Il ministro alfaniano gli ribadisce che per Ncd un’intesa su un modello come lo spagnolo che Denis Verdini sta scrivendo con il politologo Roberto D’Alimonte, è inaccettabile. Ma intavola anche una discussione che porta a quella “apertura” che fa ben sperare Gaetano Quagliariello. E’ il tentativo estremo di mediazione, alla vigilia dell’incontro con Berlusconi, che dovrebbe essere confermato per domani, nella sede del Pd. Ci lavorano i governativi del Pd, nel confronto con agli altri partiti della coalizione e con lo stesso D’Alimonte. Si tratterebbe di un sistema ‘spagnolo modificato’, con l’ipotesi di liste bloccate corte e l’assegnazione dei seggi su base nazionale, una soglia di sbarramento (ipotesi 5%) e un premio di maggioranza. Il tentativo di far incontrare i desiderata di Alfano con quelli di Berlusconi. E di Renzi, naturalmente. Agli alleati il sindaco darà una risposta nel secondo giro di ‘consultazioni’ che ha promesso di svolgere dopo il vertice, sempre più determinante, con Berlusconi. Una decisione deve arrivare entro 48 ore: il Pd la voterà nella direzione convocata per lunedì alle 14. Ma intanto i bersaniani si fanno forza di interposizione rispetto a un accordo tra il segretario e il Cav. Denunciano il rischio di “resuscitare” Berlusconi e far “finire la maggioranza” già domani. E dichiarano, con Alfredo D’Attorre, che il sistema spagnolo è “invotabile”. Non lo voteranno. Un nuovo appello a Renzi perché trovi un accordo nella maggioranza lo rivolge Gianni Cuperlo, anche se i cuperliani spiegano che faranno di tutto per evitare l’intesa con FI, ma poi seguiranno le decisioni nella maggioranza. Forse anche per questo Renzi si mostra tranquillo: “A me non sembra che balli il Pd. Votiamo lunedì. E soprattutto abbiamo votato l’8 dicembre”. Il segretario sente forte l’investitura delle primarie. Va avanti per la sua strada.

(Serenella Mattera/ANSA)

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