La fame nel mondo è un problema di tutti

NEW YORK – Mentre gli Stati Uniti si accingevano a ricordare il triste omicidio di Martin Luther King nel silenzio di scuole ed uffici chiusi, la Rappresentanza Permanente italiana alle Nazioni Unite e il nostro Istituto di Cultura hanno organizzato una tavola rotonda sui temi delle disuguaglianze sociali, la povertà, l’ambiente e la coesione sociale. Ospite d’eccezione l’economista Premio Nobel Joseph Stiglitz accompagnato da altri eccellenti conferenzieri internazionali. Dopo il saluto dell’Ambasciatore Sebastiano Cardi che è alla guida della Rappresentanza permanente italiana alle Nazioni Unite, e le parole introduttive del direttore dell’Istituto di Cultura Riccardo Viale, filosofo, docente universitario e scrittore, nelle quali sottolineava la necessità di affrontare con decisione il tema delle disuguaglianze sociali sempre crescenti anche nei paesi più industrializzati, ha preso la parola il Premio Nobel Joseph Stiglitz.

Nel suo lungo e interessante intervento Stiglitz ha ricordato i propositi del Millennio fissati nel corso di una storica riunione a settembre del 2000 e siglati da tutti i paesi membri dell’Onu.

In quell’occasione si decise di mettere al centro dell’attenzione dell’agenda delle Nazioni Unite le persone e non gli stati. E i propositi che dovrebbero essere raggiunti entro il 2020 prevedono essenzialmente l’eliminazione della povertà estrema, il mantenimento della pace, la promozione di uno sviluppo sostenibile che tenga conto delle asimmetrie regionali e statali, il rispetto dei diritti umani, l’ambiente, la protezione delle persone vulnerabili, una particolare attenzione alle problematiche africane e una riforma delle istituzioni delle Nazioni Unite.

Stiglitz ha messo l’accento sulla necessità di considerare le differenze che esistono tra i paesi e soprattutto tra le scelte politiche che ogni governo assume per affrontare queste problematiche. Ha spiegato che la povertà e le disuguaglianze non sono conseguenza unicamente di politiche economiche ma il più delle volte di scelte politiche che possono fare una grande differenza.

Ha anche parlato del grave pericolo che corrono le società in cui le diversità economiche si combinano con altre differenze legate a razza, religione, regione. Il Premio Nobel ha poi sostenuto l’importanza di promuovere uguali opportunità di sviluppo che si riflettono in una positiva mobilità socio – economica. Senza istruzione, senza opportunità di crescita coloro che sono nati nella parte inferiore della piramide economica sono condannati a restarci.

Alla magistrale conferenza di Joseph Stiglitz sono seguiti gli interventi di Fabrizio Barca, economista, politico ed ex Ministro italiano per la Coesione Territoriale, José Antonio Ocampo, economista e politico colombiano, due volte Ministro e Direttore esecutivo del CEPAL, Irene Khan, avvocato bengalese e settimo Segretario Generale di Amnesty International, Elliot Harris, originario delle Bahamas, attuale direttore della Segreteria del Gruppo di Gestione Ambientale delle Nazioni Unite, Martin Sajdik, Rappresentante Permanente dell’Austria presso le Nazioni Unite, l’ambasciatore Macharia Kamau, Rappresentante Permanente di Nairobi presso le Nazioni Unite, Csaba Korosi Rappresentante Permanente dell’Ungheria, Nadia Urbinati, economista, docente e giornalista, Massimo Tommasoli Osservatore Permanente presso le Nazioni Unite di IDEA, (The International Institute for Democracy and Electoral Assistance), Victoria De Grazia, storica, docente e autrice dei testi Irresistible Empire: America’s Advance Through Twentieth Century Europe (2005); The Sex of Things: Gender and Consumption in Historical Perspective (ed., 1996); How Fascism Ruled Women: Italy, 1922-1945 (1992); The Culture of Consent: Mass Organization of Leisure in Fascist Italy (1981).

Ognuno dei conferenzieri ha analizzato il fenomeno della povertà, le disuguaglianze sociali e la coesione sociale sotto diversi angoli e prospettive, dall’ambiente alla pace, dalle differenze di genere alle migrazioni. Moderatore d’eccellenza Michael Doyle, economista e docente nordamericano che ha recentemente pubblicato “Striking First: Preemption and Prevention in International Conflict”.

A conclusione ha preso la parola l’avvocatessa e diplomatica Amina J. Mohamed, originaria del Kenia, paese in cui ha ricoperto importanti incarichi pubblici nazionali e internazionali. Mohamed ha parlato dei temi che concretamente bisognerà affrontare nei prossimi anni per limare le asimmetrie sociali e regionali. Il suo intervento, fatto con forza e con l’autorevolezza che le deriva dai tanti anni di lavoro e impegno sempre in difesa delle minoranze e dei settori più vulnerabili della società, è stato un’eccellente chiusura per un’eccellente iniziativa.

Mariza Bafile