Kyenge, basta razzismo in ordinamento italiano

ROMA. – Abrogare dall’ordinamento italiano tutte le norme razziste, xenofobe, discriminatorie o addirittura che rimandano al periodo fascista e alle leggi sulla razza: è l’impegno che si è preso il ministro per l’Integrazione, Cecile Kyenge che all’Ansa annuncia che il testo del Ddl sulle “Disposizione per la modifica o l’abrogazione di norme discriminatorie”, è già pronto e inviato ai ministeri competenti per i pareri preventivi prima di arrivare, presto, sul tavolo del Consiglio dei ministri. Un lavoro lungo e articolato, che si è concluso da pochi giorni e che vede in particolare la tutela dei diritti degli stranieri, degli immigrati, delle donne. Un’iniziativa che vuole contribuire a combattere i rigurgiti razzisti e antisemiti: “In Italia – ha spiegato Kyenge – esiste il pericolo di aumento del fenomeni di razzismo e di xenofobia, ma non per questo il nostro può essere definito un paese razzista”. Però, ha aggiunto, “in un periodo così difficile, dove ci sono molti elementi o fattori che possono far peggiorare la situazione, come la crisi economica o come la mancanza di strumenti di aggregazione tra le persone per condividere progetti di integrazione che noi abbiamo messo come priorità, si rischia di vedere aumentare i fenomeni di razzismo che vengono molto spesso ignorati”. Il ministro ha citato “dati molto precisi”, come il 47/mo rapporto del Censis che “ci dice che il 17% degli italiani afferma di provare comprensione e di avere un approccio amichevole nei confronti degli stranieri. Bisogna aumentare questa consapevolezza del diverso, per lavorare sempre di più su questa diversità”. Sui giovani in particolare, ha aggiunto Kyenge, “stiamo già intervenendo, anche perché crediamo che il loro disagio sia collegato con la disoccupazione alta, con la mancanza di lavoro e di prospettiva. Dare una risposta a questo disagio, non vuol dire soltanto lottare contro il razzismo, ma dare anche lavoro ai giovani, aumentare l’istruzione, far diventare i giovani sempre più partecipi ed attivi all’interno della nostra società. Vuol dire avere un’attenzione molto forte verso le politiche giovanili per rafforzare la capacità dei giovani in tutti i settori e poi coinvolgerli”. Il ministro ha ricordato che per rafforzare il lavoro che si sta facendo, con le “Politiche giovanili stiamo portando avanti un progetto con il Consiglio d’Europa contro l’istigazione al razzismo e all’odio razziale via web, cercando di educare i giovani ad utilizzare meglio gli strumenti informatici, questo vuol dire avere un’altra capacità di utilizzo di internet”. Anche perché l’insidia xenofoba si annida anche in norme e leggi: “Dopo un’attenta analisi e ricognizione dell’ordinamento italiano sono state individuate delle norme discriminatorie ancora vigenti e per questo ho provveduto alla redazione dello schema di disegno di legge. E questo proprio per cercare di modificare o abrogare queste disposizioni”. In particolare, ha spiegato il ministro, è indicato “come eliminare definitivamente dall’ordinamento italiano il riferimento all’iscrizione al Partito nazionale fascista, o alla Gioventù italiana del littorio, nonché all’appartenenza alla razza ariana. E tutto ciò è ancora presente nel nostro ordinamento”. Inoltre, nel testo del “ddl viene riconosciuta la legittimazione attiva delle associazioni nelle cause di discriminazione collettiva verso lo straniero, anche per motivi razziali o etnici, nazionale o religioso. In questo modo si ampliano le possibilità di difesa dagli abusi”. La proposta di legge è stata inviata il 20 gennaio ai ministeri competenti per i pareri previsti, in particolare al ministero dell’Interno, all’Istruzione, alla giustizia. “E’ stato un lungo lavoro dell’ufficio legislativo di monitoraggio e censimento. Ora siamo in attesa dei pareri, ma l’iter sta andando avanti prima di arrivare a portare il testo all’esame del consiglio dei ministri”, ha rimarcato. “Ma abbiamo già individuato in modo capillare tutti i punti, tra i quali, viene riconosciuta ai giornalisti stranieri la possibilità di avere il diritto di fare il direttore responsabile di un giornale”. Infine, è stato individuato anche un focus sulla donna: “in particolare viene esteso il divieto di espulsione, già previsto per chi è in stato di gravidanza o nei sei mesi successivi alla nascita del figlio, anche al marito, al convivente o all’uomo che ha provveduto al riconoscimento del nascituro, nel rispetto dei principi stabiliti in materia dalla Corte Costituzionale. Noi siamo molto fiduciosi su questo lavoro che abbiamo fatto con molta attenzione”, ha concluso il ministro.

(Gianluca Vannucchi/ANSA)

Condividi: