La sfida di Obama, aumenta salario minimo per decreto

NEW YORK. – Fuga in avanti di Barack Obama, che con un atto di forza ha deciso di alzare il salario minimo per i nuovi assunti nell’amministrazione federale: da 7,25 dollari l’ora a 10,10 dollari. Lo farà per decreto, scavalcando il Congresso che il presidente americano – nell’attesissimo discorso sullo stato dell’Unione – sfida con un messaggio forte e chiaro: d’ora in avanti, se non decidete voi deciderò io. La mossa sui salari vuole essere solo la prima di una serie di decisioni che il presidente intende prendere sfruttando al massimo i suoi poteri esecutivi. L’obiettivo è quello di spingere sulle riforme da tempo in agenda ma finora rimaste lettera morta per le resistenze della destra: dalla rivoluzione fiscale al budget, dalla riforma dell’immigrazione alla stretta sulle armi da fuoco. Dove si potrà intervenire per decreto sarà fatto. Del resto, rivolgendosi qualche settimana fa alle famiglie americane, il presidente lo aveva promesso: “Il 2014 sarà un anno d’azione”. E’ questa la svolta che Obama vuole imprimere al suo secondo mandato, puntando su una strategia più ‘decisionista’, più ‘aggressiva’. E più ‘progressista’, alla de Blasio, insistendo sulla lotta alle diseguaglianze e cercando di convincere i molti americani che restano scettici. Quelli che, nonostante l’innegabile ripresa in atto (“lo stato dell’Unione non era così buono da anni”, commentano alcuni osservatori) non ne sentono ancora i benefici, nutrendo sempre più dubbi sulle capacità del presidente. Come del resto testimoniano i sondaggi. E’ soprattutto a questi cittadini che Obama si rivolge, promettendo ancora una volta di far pagare i più ricchi per finanziare scuole e servizi sociali. Spera così di rilanciare la sua immagine e la sua leadership, visibilmente appannate anche in seguito alla falsa partenza della riforma sanitaria. Ma spera anche di rafforzare il fronte dei democratici in vista delle elezioni di ‘midterm’, in programma a novembre, quando saranno rinnovati l’intera Camera dei Rappresentanti e un terzo del Senato. Un voto che darà al Congresso un assetto determinante per l’ultimo tratto della permanenza di Obama alla Casa Bianca. Due anni in cui il primo presidente afroamericano della storia Usa è più che mai deciso a lasciare il segno. Certo, l’aumento dei salari minimi deciso ‘di imperio’ da Obama riguarderà solo i neo assunti dalla sua amministrazione a partire dal 2015, dunque poche migliaia di lavoratori. Più di questo il presidente per ora non può fare. Ma la misura è altamente simbolica: dando lui per primo l’esempio a livello di governo, spera di costringere i repubblicani a sbloccare l’impasse a Capitol Hill, a cui il presidente rinnova l’invito ad alzare il salario minimo per tutti i lavoratori introducendo anche un meccanismo di ‘scala mobile’ che adegui gli stipendi al tasso di inflazione. Anche perché l’ultima volta che i salari furono aggiustati sulla base del reale costo della vita risale oramai a sette anni fa. Obama, nello ‘State of the Union’ assicura anche di aver strappato a molte grandi aziende – dalla Procter & Gamble alla Xerox – l’impegno a non discriminare i disoccupati di lunga durata, usando l’arma della persuasione dopo il fallimento delle tante misure presentate in Congresso volte a vietare tali discriminazioni sul fronte delle assunzioni.

(Ugo Caltagirone/ANSA)

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