Arrestato in Italia banchiere della Tangentopoli brasiliana

RIO DE JANEIRO. – E’ finita nella città della Ferrari, Maranello, la fuga dell’ex direttore marketing del Banco do Brasil, Henrique Pizzolato, uno dei 25 condannati nell’ambito del processo ‘Mensalao’, la Tangentopoli brasiliana. Lo hanno arrestato i carabinieri, trovandolo in possesso di un passaporto falso (quello di un suo fratello già deceduto, secondo la stampa brasiliana). In base alle prime informazioni, l’accusa iniziale è di falsità ideologica. Anche il ministero della Giustizia brasiliano ha intanto confermato l’arresto dell’uomo e reso noto di aver già formalizzato la richiesta di estradizione all’Italia. Pizzolato – che ha anche la nazionalità italiana – lo scorso novembre era scappato Oltreoceano per sottrarsi alle manette nel suo Paese. “Ho deciso di far valere il mio legittimo diritto di libertà per essere sottoposto ad un nuovo giudizio in Italia”, aveva poi scritto in una lettera. Il ministro della Giustizia brasiliana, José Eduardo Cardozo, aveva reso noto a dicembre che, nel caso di mancata estradizione, sarebbe stato chiesto all’Italia di far scontare sul proprio territorio la pena prevista per l’ex manager. Sulla vicenda pesa infatti indirettamente il caso contrario di Cesare Battisti, condannato in Italia per terrorismo e al quale il governo brasiliano ha concesso l’asilo politico. In Brasile è quindi temuta l’ipotesi di una “ritorsione” con Pizzolato, con l’Italia che potrebbe negare di consegnare l’uomo alla giustizia brasiliana. Pizzolato è stato condannato a 12 anni e 7 mesi di detenzione per corruzione, associazione per delinquere e riciclaggio per lo scandalo ‘Mensalao’, scoppiato nel 2005 e considerato il più clamoroso caso di corruzione della storia giudiziaria del Brasile. Era il sistema di mazzette mensili pagate all’opposizione dal Partito dos trabalhadores (Pt, di sinistra) per garantirsi i voti del Parlamento a favore del governo dell’allora presidente, Luiz Inacio Lula da Silva (2003-2010). Per dodici dei 25 condannati – tra cui il potente ex braccio destro di Lula, Josè Dirceu – a partire dallo scorso novembre si sono nel frattempo aperte le porte del carcere. Pizzolato, che avrebbe dovuto essere il primo a finire in cella, era invece riuscito a darsi alla macchia. La sua rocambolesca fuga sarebbe avvenuta in auto per raggiungere il Paraguay, da dove poi avrebbe preso un aereo verso l’Italia. Ed è proprio attorno al documento utilizzato per l’imbarco che si concentrano le maggiori incognite. Secondo alcuni media brasiliani, le autorità italiane sapevano della situazione processuale di Pizzolato prima che abbandonasse il Brasile. Dato che Brasilia aveva già revocato i passaporti dell’ex alto funzionario del Banco do Brasil, le fonti giornalistiche sostenevano che gli fosse stato concesso un duplicato per poter raggiungere l’Europa. Dal suo ambiente invece filtrò che la fuga sarebbe avvenuta senza passaporto, soltanto con una “lettera di autorizzazione”. (Leonardo Cioni/ANSA)

 

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