Bonino, carico Gioia Tauro non é ancora partito

BEIRUT. – Il carico di agenti chimici dell’arsenale siriano diretto a Gioia Tauro “non è ancora partito” dalla Siria, perché le navi danese e norvegese che dovranno trasportarle “non sono state ancora caricate”. Il ministro degli Esteri Emma Bonino, in visita in Libano per discutere – tra le altre cose – della crisi siriana e del dramma dei rifugiati, si associa agli Stati Uniti e agli altri Paesi coinvolti nell’operazione Onu-Opac per la distruzione delle armi chimiche di Bashar al Assad nel definire ormai “inaccettabile” il ritardo con cui Damasco sta procedendo al trasferimento degli agenti chimici via terra da Homs al porto di Latakia. “Alcuni sostengono che il regime frena, altri che la strada non è sicura. Io credo siano entrambe le cose”, ma “andando avanti così non finiamo più”, ha aggiunto il ministro parlando con i giornalisti italiani a margine degli incontri bilaterali. Tutto rinviato dunque per Gioia Tauro, dove funzionari dell’Opac (ma anche di Usa e Danimarca) si sono recati per un sopralluogo nel porto dove avverrà il trasbordo dai cargo mercantili alla nave Usa Cape Ray – già alle porte del Mediterraneo – che dovrà poi distruggere gli agenti chimici in mare. Prevista entro la metà di febbraio, ora non è chiaro quando l’operazione potrà effettivamente aver luogo. Mosca ha assicurato l’impegno di Damasco a consegnare il materiale entro il primo marzo. “Si può fare, così come si poteva fare entro fine gennaio”, ha commentato il capo della diplomazia italiana. Ma è difficile pensare a una simile accelerazione nel trasporto, avvenuto finora “con il contagocce”, se si calcola che finora sulla danese Ark Futura e sulla norvegese Taiko sono state caricate solo 54 tonnellate di materiale chimico sulle circa 900 attese a Latakia, pari a meno del 5%. Materiale comunque non destinato a Gioia Tauro, ma più probabilmente alla Gran Bretagna, che ne distruggerà 150 tonnellate sul proprio territorio, hanno riferito fonti dell’Opac all’Ansa. “E c’è irritazione anche da Danimarca e Norvegia – ha riferito Bonino – perché tenere due navi che fanno la spola tra Cipro e Latakia solo per caricare 2 o 3 container alla volta, ha un costo”. La Siria ha inoltre chiesto ulteriori equipaggiamenti per il trasporto sicuro degli agenti chimici sul terreno, considerati da molti “eccessivi”, ha spiegato il ministro italiano. “Una lista dei desideri non necessaria”, l’aveva definita alcuni giorni fa l’ambasciatore americano all’Opac. La crisi siriana, e la fragilità della regione, è stata dunque uno dei temi principali degli incontri di Bonino a Beirut, che ha ribadito la necessità di “aprire l’accesso agli aiuti umanitari in alcune zone della Siria dove 7 milioni di persone ne sono totalmente prive. “Accoglierne 2-300 in Italia, non risolverebbe il problema – ha aggiunto -. La soluzione deve essere politica”. Anche per contenere il contagio del conflitto siriano al Libano dove, sullo sfondo della lunga crisi politica libanese e dei recenti attentati a Beirut, “l’Italia è interessata a organizzare una conferenza per il rafforzamento delle Forze armate libanesi”, ha ribadito Bonino dopo l’annuncio fatto nella visita di dicembre dal premier Enrico Letta. Una prima riunione “tecnico-militare” si terrà entro marzo, mentre tra aprile e maggio la riunione “a livello politico”. Il ministro degli Esteri ha quindi concluso la sua visita in Libano con una visita al contingente italiano dell’Unifil, nel sud del Paese. L’Italia si offre di guidare fino al 2015 la missione di interposizione tra Libano e Israele, comandata dal generale Paolo Serra, anche per il “riconoscimento generale di aver bene operato e ben meritato”. (dell’inviata Laurence Figà-Talamanca/ANSA)