Napolitano, Letta non fu mio capriccio

Pubblicato il 05 febbraio 2014 da redazione

STRASBURGO. – La nascita dei governi di Mario Monti e di Enrico Letta non è stata inventata “da un capriccio del presidente della Repubblica”. In troppi dimenticano che la crisi finanziaria era cominciata ben prima dell’arrivo del professore e che i due nomi sono usciti a larga maggioranza da regolari consultazioni al Quirinale per evitare al Paese il “precipitare a nuove elezioni anticipate”. Si è levato qualche sassolino Giorgio Napolitano che, in un insolito pubblico “botta e risposta” con gli eurodeputati italiani, ha quasi fatto la pace con la Lega nord dopo la clamorosa protesta anti-Euro di martedì nella plenaria dell’Europarlamento. ”Non mi sono sentito particolarmente turbato o ferito. C’è un gruppo che ha ritenuto di fare una manifestazione nelle forme che ha scelto”, ha commentato Napolitano. Poi ha bonariamente invitato i leghisti a diventare degli “europeisti critici”, cioè a dare voce costruttiva alle loro obiezioni. Non che le distanze tra il capo dello Stato e la Lega si siano accorciate – anzi, il Carroccio ne ha chiesto addirittura le dimissioni – ma perlomeno tra i leghisti è prevalso il ‘fair play’. Dopo una stretta di mano con il presidente – che ha anche elogiato il “cattivissimo” Borghezio per la sua attenzione ai temi europei – Matteo Salvini ha però confermato la sostanza: “Dal punto di vista personale, nessun rancore”. Ma “chi continua a difendere l’indifendibile, questa Europa e questo euro, non può rappresentare i cittadini italiani”, ha chiarito il segretario della Lega. Quello di chiedere le dimissioni è “un diritto che non si nega a nessuno”, gli ha replicato poco dopo serafico il presidente. Che per ora non ha la minima intenzione di lasciare il Quirinale, soprattutto in un momento in cui il processo riformatore si è avviato dopo mesi e mesi di melina politica. Al di là dell’avvio del percorso parlamentare per la nuova legge elettorale, che Napolitano sta seguendo con grande interesse, ci sono i tanti appuntamenti dei prossimi mesi dell’agenda del presidente a confermare che almeno per un altro po’ rimarrà sul Colle più alto. Nonostante la richiesta di impeachment dei grillini che adesso è approdata in Parlamento per un esame che si concluderà sicuramente con un nulla di fatto. Chiusa questa parentesi tutta italiana, Napolitano si è concentrato sui temi della crisi economica approfondendo i concetti espressi nel suo intervento di martedì davanti all’assemblea plenaria dell’europarlamento. Se già in quell’occasione da Napolitano erano venute aperture verso nuove politiche orientate alla crescita, che non sono passate inosservate nelle cancellerie europee, il presidente ha voluto essere ancora più chiaro, ove qualcuno (magari a Berlino) non avesse inteso. “La politica di austerità ad ogni costo, a tappe forzate, non può più reggere. Bisogna andare ad una svolta. Occorre un cambiamento di rotta”, ha premesso il capo dello Stato. Non è quindi più “perseguibile una politica di riequilibrio finanziario a tappe forzate”, ha aggiunto pensando ai rigidissimi vincoli di Maastricht. E subito il pensiero è corso a Berlino e al nuovo governo di Angela Merkel. Cosa è cambiato rispetto al passato per virare dal rigore teutonico alla crescita? “Nel Consiglio Europeo si sono create condizioni diverse”, ha spiegato il presidente rispondendo alle perplessità dei parlamentari. “Si è aperta una dialettica che prima non c’era. Il Consiglio prima ratificava le decisioni di Francia e Germania: ora esiste qualche differenziazione di posizioni”. Ma non solo: “Oggi altri Paesi hanno preso le distanze dall’uso della prassi compiuta e delle decisioni già prese dalla coppia Francia-Germania”. Una speranza che potrà anche essere ‘guidata’ attraverso il prossimo semestre di presidenza italiana della Ue imponendo almeno alcune priorità di discussione. (dell’inviato Fabrizio Finzi/ANSA)

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