Europee: 100 giorni al voto, timore exploit populismo

BRUXELLES. – Martedì prossimo mancheranno cento giorni all’apertura delle prime urne per le europee, giovedì 22 maggio nel Regno Unito e in Olanda. Il 23 toccherà all’Irlanda e alla Repubblica Ceca (dove si voterà anche il 24), per tutti gli altri paesi Italia compresa il voto è fissato per domenica 25 maggio ed il conto alla rovescia degli ultimi cento giorni scatterà quindi venerdì nel giorno di San Valentino. Ad esprimersi per primi saranno però i paesi possibilmente a più alto tasso di euroscetticismo in Europa. A suo modo, un segnale di quello che sarà il motivo conduttore delle elezioni che disegneranno il nuovo Parlamento europeo per una legislatura decisiva per il futuro dell’Unione europea. “Stavolta è diverso” è lo slogan della campagna istituzionale del Parlamento. Diverso perché la crisi finanziaria scoppiata nel 2010 ha incrinato l’idea stessa di Europa unita. E le europee rischiano di essere un referendum sulla Ue e sull’euro. Sarà diverso anche perché per la prima volta, grazie al Trattato di Lisbona che ha preso il posto della abortita Costituzione europea, il Parlamento avrà vera voce in capitolo nella scelta del Presidente della Commissione. Ma soprattutto, sarà diverso perché gli equilibri tra le grandi famiglie politiche europee tradizionali (popolari, socialisti, liberali e verdi) dovranno fare i conti con il populismo di destra e di sinistra. Decisiva sarà però la composizione dei gruppi parlamentari, che saranno formati entro il 18-20 giugno. Nell’Eurocamera devono essere composti da almeno 25 deputati, provenienti da almeno 7 diversi paesi. Una regola che non renderà facile gli apparentamenti. Anche perché per entrare in un gruppo bisogna formalmente firmare un ‘manifesto’ di programma. Secondo le proiezioni del Parlamento europeo con i dati dei sondaggi nazionali e basandosi sull’appartenenza dei partiti nazionali ai gruppi parlamentari attuali, i comunisti della Sinistra Unita che tenta Sel e che ha scelto come leader il greco Alexis Tsipras è in forte crescita dal 4,5% attuale. L’estrema destra cui potrebbero rivolgersi gli ungheresi di Jobbik, i neonazisti greci di Alba Dorata e simili potrebbe arrivare al 5%. Gli anti-euro con forte componente anti-immigrazione della già annunciata alleanza tra i francesi del Front National di Marine Le Pen, la Lega di Salvini, l’olandese Pvv di Wilders, gli indipendentisti fiamminghi del N-Va di De Wever, potrebbero arrivare al 10-12% ma solo se imbarcassero anche gli eletti grillini del M5S e dei tedeschi di Alternativa per la Germania ancora di incerta collocazione. Ppe e S&D sono invece dati testa a testa – con uno scarto inferiore all’1% che oscilla di settimana in settimana – ed insieme potrebbero arrivare al 55% dei 751 seggi. Un calo netto rispetto all’oltre 60% nel Parlamento uscente. I liberali dell’Alde, che con Olli Rehn hanno guidato la politica economico-finanziaria negli ultimi 5 anni, sono dati per vicini al dimezzamento dei deputati. Con anche i Verdi in forte contrazione, di fatto diventerebbero impossibili le maggioranze delle ultime due legislature (centrosinistra sui diritti umani, centrodestra su quelli economic). E finirebbe per essere praticamente inevitabile una ‘grosse-koalition’ europeista: con anche Alde e Verdi avrebbe più di 500 eurodeputati. Ma rischia di poter funzionare solo sui grandi temi come l’elezione del presidente della Commissione o revisione dei Trattati. Finendo per dar ancor più mano libera ai Governi dei 28. (Marco Galdi/ANSA)