Italia-Vaticano: da Patti del 1929 a revisione 1984

CITTA’ DEL VATICANO. – Sono passati trent’anni dal nuovo accordo tra Stato e Chiesa cattolica, firmato a Villa Madama il 18 febbraio 1984, per l’Italia da Bettino Craxi, presidente del Consiglio dei ministri, e per la Santa Sede dal card. Agostino Casaroli, Segretario di stato. Un’intesa che modificava diverse norme del Concordato dell’11 febbraio 1929, giunta al termine di otto anni di negoziati. Al posto del vecchio Concordato di 45 articoli, che sanciva privilegi per uomini e cose di Chiesa e definiva minutamente molte materie, dalle feste religiose alle nomine dei vescovi, dalle esenzioni del clero ai contributi finanziari, dalle scuole alle esclusioni da ruoli di stato, come l’insegnamento pubblico, per gli ex preti, uscì un Accordo sugli aspetti strettamente necessari. Anche perché, rispetto al testo del 1929 molte cose erano cambiate, in particolare con la Costituzione del 1947 e l’abrogazione le norme dello Statuto albertino (1848). Ma anche con quanto aveva stabilito il Concilio vaticano II sulla stessa visione cattolica dei rapporti con la comunità politica, escludente ogni tipo di privilegio confessionale. Alla fine, nell’84 gli articoli erano un terzo del ’29. E’ stato una sorta di nuovo “Concordato quadro”, su poche materie. Aperto, come tale, a successive intese dirette con l’episcopato italiano, entrato per la prima volta ufficialmente in scena, come soggetto giuridico contraente, accanto alla Santa Sede, dinanzi alle autorità di Stato, nel sistema pattizio che era confermato. Tra le novità, il sostegno al clero col sistema fiscale, i cappellani in carceri ed ospedali. Ma per capire i nuovi accordi del 1984, basta ricordare che poche materie erano trattate, rinviando ad Intese successive tra Stato e Chiesa il regolamento di materie di comune interesse, dalla scuola al regime fiscale, ai beni culturali e ai titoli di studio ecclesiastici. Si dette avvio al lavoro per le Intese; svoltesi, peraltro, in parallelo con altri accordi di Stato con gli altri culti, dall’ ebraico al valdo-metodista, dal pentecostale al battista, fino al negoziato per l’Intesa coi buddisti italiani. Novità di fondo del nuovo Concordato furono: la caduta dell’affermazione anacronistica d’uno Stato confessionale, così come dell’ingerenza statale nelle nomine dei vescovi e la fine del privilegio dei matrimoni cattolici rispetto a quelli civili: non era più garantito l’automatismo di efficacia delle sentenze ecclesiastiche di nullità delle nozze cattoliche, sottoposte invece al vaglio delle Corti d’appello come ogni sentenza straniera. Fu precisato il rapporto tra insegnamento religioso e laicità della scuola pubblica, divenuta facoltativa l’adesione all’ora di religione cattolica. Caddero infine le norme concordatarie incostituzionali. Si ebbero pure successive intese con la Cei per l’ora di religione. E, quanto agli enti ecclesiastici, per evitare discussioni su commistioni tra iniziative economiche imprenditoriali e fini di religione o culto, fu istituita una commissione paritetica, incaricata anche di fissare una serie di norme per i beni della Chiesa. Intanto, già nel 1985, usciva la legge sul regime fiscale per il sostentamento del clero, quella sull’otto per mille e il contributo dei cittadini alle opere delle Chiesa, così come di altri culti.