Marò: La partita all’Onu e la cautela di Ban Ki-moon

NEW YORK. – L’affermazione di Ban Ki-moon sul contenzioso tra Italia e India per la vicenda dei due marò non preclude la possibilità del ricorso ad un arbitrato. Ma esprime solamente un atteggiamento di cautela di fronte a due partner importanti delle Nazioni Unite: è questo il parere degli esperti del Palazzo di Vetro. Ban, interpellato dall’Ansa dopo che il ministro degli esteri Emma Bonino si era rivolta all’Alto Commissario per i diritti umani, aveva affermato: “E’ meglio che la questione venga affrontata bilateralmente piuttosto che con il coinvolgimento delle Nazioni Unite”. E fonti vicine al dossier interpretano le parole del segretario generale come dettate dalla prudenza, visto il ruolo fondamentale svolto nell’ambito Onu dai due contendenti, Italia e India. New Delhi è infatti il terzo contributore per numero di caschi blu, mentre il nostro Paese è al 24/esimo posto, ma primo tra le Nazioni occidentali. E soprattutto l’Italia è il settimo finanziatore per quanto riguarda il bilancio delle Nazioni Unite. C’è poi la questione della riforma del Consiglio di Sicurezza: una partita in atto da oltre 20 anni che vede India e Italia su due fronti opposti. La prima, insieme a Germania, Giappone e Brasile, ma anche Regno Unito e Russia, fa pressioni per ottenere un seggio permanente. Mentre sul fronte opposto l’Italia, con il gruppo ‘Uniting for Consensus’, è sino ad ora riuscita a bloccare tale progetto. Da un punto di vista giuridico invece – spiegano gli esperti del Palazzo di Vetro – a rendere il quadro piuttosto complicato è la scarsa armonizzazione delle leggi nazionali e internazionali che regolano il diritto della navigazione e le norme antipirateria. E il ricorso del capo della Farnesina all’Alto Commissario per i diritti umani, Navi Pillay (oppure allo stesso Ban) – si spiega – potrebbe aprire due scenari: o una censura da parte della Pillay, ipotesi che però appare remota, oppure, molto più realisticamente, la proposta di un arbitrato tra i due Paesi. Gli esperti sottolineano che ci sono numerosi precedenti per quanto riguarda l’arbitrato, il quale in ogni caso dovrebbe svolgersi con il consenso delle parti. Quindi, in ultima ratio, è l’India a dover dare il via libera. Secondo gli osservatori, comunque, l’affermazione di Ban Ki-moon non preclude tale possibilità. E in questo contesto assume un rilievo particolare anche l’entrata in scena di Unione Europea e Nato a sostegno delle istanze italiane, dal momento che al Palazzo di Vetro gli interlocutori del segretario generale non sarebbero più solo Roma e New Delhi. (Valeria Robecco/ANSA)

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