Lavoro: 30 anni fa il ‘divorzio’ di S.Valentino spaccò Italia

Pubblicato il 12 febbraio 2014 da redazione

ROMA. – Gli occhi del presente non aiutano certo a capire: l’Europa è ora alle prese con la deflazione e l’Italia vive da qualche anno il blocco dei salari pubblici. L’accordo di San Valentino proprio trent’anni fa fermò la scala mobile portando alla definizione programmata dei punti di contingenza. Ma divise il Paese e creò una frattura profonda soprattutto nel sindacato e nella sinistra: da una parte Cisl e Uil, dall’altra la Cgil che si divise a sua volta nella componente socialista (Del Turco) e quella comunista (Lama), specchio di un Paese con il Psi di Craxi al Governo e il Pci di Berlinguer all’opposizione. Difficile non leggere ora quel 14 febbraio, con gli occhi della storia, che non possono che individuare nell’intesa l’avvio del superamento della Scala Mobile – che beffa della realtà oggi Obama vorrebbe introdurre negli Usa – e il primo passaggio che portò all’accordo sul costo del lavoro del luglio 1993, quello con la firma di Carlo Azeglio Ciampi, che molti indicano come una svolta nei rapporti governo-parti sociali. Ma il clima, nel febbraio ’84 era decisamente diverso. Bettino Craxi, a Palazzo Chigi aveva appena firmato il nuovo concordato e il Pci, guidato da Enrico Berlinguer, era all’opposizione. ”Erano i tempi dell’inflazione a due cifre e della continua rincorsa dei salari al costo della vita”, scrive Antonio Passaro nel libro ”Alla Ricerca del Salario Perduto” che ricostruisce proprio quei giorni. ”La scala mobile era per il Paese come lo zucchero per il diabetico”, ricorda Giorgio Benvenuto, uno dei protagonisti di quei giorni, che per la Uil approvò l’accordo. ”Sapevamo benissimo – dice – che la scala mobile era più importante ridurla che aumentarla”. Anche Benvenuto, insieme ad Antonio Maglie, ha raccolto aneddoti e documenti in un ampio volume, di circa 500 pagine, che presenta venerdì a Roma, dal titolo ”Il Divorzio di San Valentino. Così la scala mobile divise l’Italia”. ”L’accordo era necessario – afferma Benvenuto – ed ho la convinzione, a posteriori, che sarebbe stato importante che lo avesse firmato anche la Cgil. Ma non ho nulla da rimproverarmi, abbiamo fatto carte false per un accordo unitario”. Ma – dice – la parte ‘comunista’ della Cgil decise di ‘autoisolarsi’. ”Sono convinto che anche Lama volesse fare l’accordo – rivela oggi – ma c’era il veto politico di Berlinguer”. E aggiunge: ”Credo che la richiesta di referendum , avviata dal Pci, aveva l’obiettivo di avviare una trattativa. Solo che Berlinguer scomparse tragicamente e la sua eredità fu troppo pesante”. Ma il primo referendum del 1985 confermò, piuttosto a sorpresa, il provvedimento preso dal governo Craxi, prima di arrivare al referendum del 1992 che sotterrò completamente la Scala Mobile. Il segretario della Cisl, Antonio Bonanni, nell’ 85 era segretario del sindacato a Palermo. ”Ricordo che facemmo campagna porta a porta – dice oggi – e il risultato di Palermo fu come quello di Milano”. L’intesa-divorzio arrivata nella Festa degli Innamorati di trent’anni fa era un vero e proprio patto sociale. Bloccò tre dei 12 punti di contingenza prevista ma il governo si impegnò a contenere prezzi e tariffe, entro una crescita del 10% annua. Ci fu il blocco dell’equo canone e anche l’avvio dei contratti di solidarietà, con un accantonamento dello 0,50% dei salari in un apposito fondo. Ma per il sindacato fu un vero dramma. Porto alla fine della federazione unitaria per Cgil, Cisl e Uil e per i metalmeccanici segno la fine della Flm con la nascita di sigle autonome. La Camusso era allora funzionaria della Flm a Milano. ”Pensai che la divisione del sindacato e della Cgil fosse un disastro”. Su questo concorda anche Benvenuto. ”Certo – dice oggi – se il sindacato non si fosse diviso rincorrendo il tema dell’inflazione, saremmo riusciti ad incidere di più sulla politica economica e sui conti pubblici”. (Corrado Chiominto/ANSA)

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