Mostre: Francia celebra il marchese de Sade senza censure

Pubblicato il 22 febbraio 2014 da redazione

PARIGI. – A lungo i suoi scritti fecero scandalo e vennero censurati, fu perseguitato dal potere per il suo stile di vita libertino e sregolato, e il suo nome è all’origine del termine sodomasochismo: la Francia celebra il Marchese de Sade nel bicentenario della morte, avvenuta in prigione il 2 dicembre 1814, a 74 anni. Una serie di iniziative, mostre, spettaccoli e libri rendono omaggio durante tutto l’anno al ‘divin marchese’, nato Donatien-Alphonse-Francois de Sade, a Parigi nel 1740. Una mostra è in programma a fine anno al Museo d’Orsay e quest’estate il Festival di musica, teatro e danza di Lacoste, nel sud della Francia – organizzato nel castello di famiglia dove de Sade aveva abitato tra il 1763 e il 1778, e oggi di proprietà dello stilista italo-francese Pierre Cardin – gli renderà omaggio con una programmazione speciale. In uscita inoltre numerose pubblicazioni sull’uomo e il mito de Sade, come la biografia di Gonzague Saint Bris dal titolo ‘Marquis de Sade, l’ange de l’ombre’, o ‘Les Sept vies du Marqus’ di Jacques Ravenne, e ancora l’album fotografico dello storico Jean-Pascal Hesse, ‘L’Amant des Lumieres’. C’è anche un sito internet sugli eventi organizzati per il bicentenario tra il 2014 e il 2015. E’ una sorta di riabilitazione simbolica – attraverso il personaggio, la vita, la filosofia e le sue idee politiche – dell’autore delle ‘120 giornate di Sodoma”, manoscritto datato 1785 che ha ispirato il film di Pasolini ‘Salo o le 120 giornate di Sodoma’ (1975). Ma anche di ‘Justine o le disavventure della virtù’, ‘La filosofia nel boudoir’ e ancora ‘Storia di Juliette, ovvero la prosperità del vizio ‘: tutti libri che rappresentavano per l’epoca l’apoteosi dell’audacia e della perversità sessuale con scene crude sia nelle situazioni che nel linguaggio. Per lungo tempo il suo nome è stato tabù: il suo cranio venne rimosso dalla bara per investigazioni scientifiche e i suoi manoscritti vennero bruciati subito dopo la morte dai suoi familiari. In Francia i suoi libri vennero ripubblicati per la prima volta solo nel 1957 grazie all’audacia di un giovane editore, Jean-Jacques Pauvert, che osò sfidare la censura. Mentre nel 1990 la sua opera completa entra a fare parte della Pleiade (la più prestigiosa collana editoriale francese edita da Gallimard) accolta da numerose critiche: si parlò de “l’inferno su carta da Bibbia”. Lo storico Jacques Ravenne racconta che le opere di de Sade a Lacoste “si vendevano di nascosto insieme al pane: tutti lo leggevano”. “Anche Hugo, Lamartine, Mussez, Balzac, ne avevano sempre una copia sotto il mantello”, prosegue Gonzague Saint Bris. Per lui de Sade era “un umanista, partigiano dell’abolizione della pena di morte. Si interessava alla condizioni dei malati negli ospedali ed era inorridito dalla violenza delle esecuzioni commesse durate la Rivoluzione”. “L’aspetto che più mi sorprende della vita di questo libertino – conclude Saint Bris – è la fedeltà di sua moglie che non lo ha mai lasciato nonostante gli scandali”.  (Aurora Bergamini/ANSA)

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