8 marzo: Napolitano, sessismo virus duro da estirpare

Pubblicato il 08 marzo 2014 da redazione

ROMA. – “Troppo spesso si sente dire che il tema delle pari opportunità è superato perché viviamo già in una condizione di uguaglianza giuridica e materiale tra i sessi. Ovviamente non è vero”. Nel giorno della Festa della donna il Capo dello Stato ha affermato chiaramente che la strada da percorrere per una vera parità è ancora lunga. Il suo intervento ha chiuso la cerimonia per l’8 marzo che si é svolta stamani al Quirinale alla presenza di rappresentanti delle istituzioni (accanto ai presidenti di Camera e Senato c’era la quota ‘rosa’ del Governo), della cultura e della società civile. Una cerimonia durante la quale Giorgio Napolitano ha consegnato onorificenze a sette donne. Tra loro anche Lucia Annibali, l’avvocatessa sfregiata con l’acido, e la siciliana Franca Viola, che ha segnato una tappa fondamentale nella storia dell’emancipazione femminile rifiutando un ‘matrimonio riparatore’. Come il razzismo anche il sessismo “diventa un virus duro da estirpare” ha constatato il presidente della repubblica con esplicito riferimento agli insulti e alle minacce ricevute da Laura Boldrini. Ha messo in guardia contro i rischi del web e ricordato che la violenza fisica e sessuale sulle donne é un comportamento molto diffuso ( “in Italia c’è un calo degli omicidi, mentre non diminuisce il numero dei femminicidi” ha confermato il ministro Alfano). Ma si può e si deve contrastare. Intanto, come ha suggerito il ministro degli Affari Esteri, Federica Mogherini facendo “crescere i bambini e le bambine di oggi nella consapevolezza di avere un compito comune: rompere gli schemi, avere il coraggio di cambiare, non piegarsi a percorsi obbligati, non accettare gli stereotipi”. Non é un caso che, come ha denunciato oggi l’Istat, per sei italiani su 10 (57,7%) nel nostro Paese la vita è migliore per gli uomini che per le donne. Ed é vero – lo ha ricordato stamani il ministro dell’Istruzione, Stefania Giannini – che sebbene in Italia le donne siano più numerose e in media più qualificate degli uomini, “hanno salari più bassi, maggiore precarietà, difficile conciliazione dei tempi tra casa, figli e lavoro, minore indipendenza economica”. Insomma, lo scenario che emerge induce a non archiviare la festa dell’8 marzo che oggi e’ stata al centro di una miriade di iniziative in tutta la penisola. A Napoli, davanti alla sede dell’ente provinciale, in piazza Matteotti, sono state sistemate 150 sedie vuote, ciascuna con il nome delle altrettante vittime del “femminicidio” registrate nel 2013. Nella Capitale un flash mob, organizzato da Intervita onlus, é andato in scena a Piazza di Spagna: un grande bracciale arancione per stringersi in un abbraccio con l’intenzione di dire ‘basta’ alla violenza sulle donne. In Sardegna nella rotonda di Sa Serra a Gavoi (Nuoro) scarpe sul selciato, rosse come il sangue che ha versato Dina Dore il 26 marzo 2008, quando è stata ammazzata davanti alla figlioletta di otto mesi per mano di un killer mandato dal marito. “L’8 marzo serve ancora e servirà fin quando ci sarà violenza sulle donne” ha ammonito il presidente della Camera, Laura Boldrini. E la cronaca conferma che la scia di sangue non accenna a fermarsi: anche oggi due donne sono state uccise, una è stata trovata morta nel pomeriggio nella camera di un albergo di Gualdo Tadino in Umbria, la prima ipotesi dei carabinieri è che sia stata uccisa dall’uomo che era con lei; l’altra è stata accoltellata a Vigevano, nel Pavese, dal marito. Loro non hanno avuto il tempo di festeggiare con la mimosa. (Tiziana Caroselli/ANSA)

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