Scontro su contratti a termine. Camusso, più precarietà

Pubblicato il 14 marzo 2014 da redazione

ROMA. – E’ scontro a tre sul Jobs act. Dopo l’apprezzamento per lo sconto fiscale diretto ai lavoratori dipendenti (pur chiedendo di guardare anche ai pensionati), la Cgil fa sentire la sua ira contro le misure sul lavoro che semplificano contratti a termine e apprendistato. Apprezzate, invece, dalle imprese. E dalla Cisl, che le difende. Il leader della Cgil, Susanna Camusso, chiede di abolirlo, ancora prima che veda ufficialmente la luce, attaccando in particolare la possibilità prevista dal dl, approvato mercoledì dal Cdm e che lunedì sarà in Gazzetta ufficiale, di stipulare contratti a tempo determinato per tre anni senza causale e prorogabili per più volte, “fino ad un massimo di 8 volte nei trentasei mesi”, come precisa lo stesso ministero del Lavoro. Il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni, al contrario condivide le modifiche sostenendo che così i contratti a termine sono “più garantisti per i lavoratori”, scrive in un tweet, rispetto – è il suo pensiero – ad altre forme di precarietà. Quello che è da abolire davvero è, invece, la giungla di “false partite Iva, co.co.pro e associati in partecipazione”, da “eliminare”: su questo sostiene che il governo deve intervenire. Quanto al provvedimento, il ministero guidato da Giuliano Poletti, in una nota conferma quanto già annunciato dopo il Cdm ma chiarisce “alcuni dubbi interpretativi”: con l’entrata in vigore del decreto legge “il datore può sempre instaurare rapporti di lavoro a tempo determinato senza causale, nel limite di durata di trentasei mesi”, superando così la precedente disciplina che limitava la possibilità “al primo” rapporto di lavoro a termine (ciò sarebbe stato in conflitto con la novità di poter fare più di una proroga), sempre, però, solo nell’arco dei tre anni. Ma precisa (nella bozza del dl si parlava genericamente di “proroghe”) che “la possibilità di prorogare un contratto a termine in corso è sempre ammessa, fino a un massimo di 8 volte nei trentasei mesi”. Conferma, infine, il limite del 20% di contratti a termine rispetto all’organico complessivo. Tutto questo (compresi i minori vincoli per l’apprendistato) non piace affatto alla Cgil, compresa la Fiom. “Siamo disposti a discutere di un contratto unico”, a tempo indeterminato, “ma prima bisogna abolire il decreto” sul lavoro con cui “si è fatto esattamente l’opposto di quello che lo stesso premier dichiarava: si è creata un’altra forma di precarietà”, dice Camusso a Matrix. Il provvedimento, insiste dal congresso provinciale del sindacato a Palermo, che porta la firma “del ministro del Lavoro Poletti introduce ulteriore flessibilità e precarietà”. Camusso rincara: “Ogni tanto assistiamo a metamorfosi, faccio fatica a leggere quello che dichiara oggi il ministro rispetto a quello che diceva quando guidava la Legacoop e cioè che, in piena crisi, bisognava assumere a tempo indeterminato mentre ora che stiamo uscendo dalla crisi si fanno provvedimenti sui contratti a termine senza causale e si svalorizza l’apprendistato. C’è qualcosa che non torna”. Anche il leader delle tute blu, Maurizio Landini, “vede un allargamento della precarietà: non mi sembra la strada buona”. Dopo le misure varate dal governo, oggi parla anche il presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi, favorevole ad una maggiore semplificazione normativa e burocratica. In generale, parla di “titoli”, di “un elenco di intenzioni che sembrano andare nella direzione giusta”, però insiste su fatti, tempi e “reperimento dei fondi”. “Ho già sentito di uno slittamento sui pagamenti dei debiti della Pubblica amministrazione al giorno di San Matteo che è a settembre”, rispetto alla prima scadenza indicata a luglio. E non manca di tornare a sottolineare come prioritario “un intervento sul costo del lavoro e sul cuneo fiscale”, riservandosi comunque di esprimere “un giudizio definitivo: dobbiamo vedere l’effettiva traduzione in atti concreti del governo. Indubbiamente – insiste – Renzi è una persona molto energica, giovane, sembra un motore di Formula 1. Il problema adesso è scaricare la potenza per terra e fare delle cose concrete”.  (Barbara Marchegiani/ANSA)

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