Tra Italia e Ue partita ancora tutta da giocare

Pubblicato il 21 marzo 2014 da redazione

BRUXELLES. – Prima Parigi, poi Berlino e infine la due giorni del vertice Ue di Bruxelles: Matteo Renzi, in meno di una settimana, ce l’ha messa tutta per lanciare la sua offensiva sul fronte europeo alla ricerca di consensi e spazi di manovra. Il nuovo presidente del Consiglio ha incassato molti, importanti apprezzamenti per il suo programma di riforme. Ma anche avvertimenti: i paletti posti ai conti pubblici nazionali dal Fiscal compact, dal Patto di stabilità e da tutta l’impalcatura delle regole europee non si toccano. E dopo questo tour de force la partita tra l’Italia e l’Ue sulle tante misure annunciate dal nuovo governo e il loro impatto su deficit e debito risulta, alla fine, ancora tutta da giocare. La sintesi più efficace del complesso contesto in cui si muove l’Italia di Renzi l’ha offerta probabilmente il presidente della Commissione Ue Josè Manuel Barroso. Il quale ha riconosciuto che il piano di riforme presentatogli dal premier è “ambizioso”, così come aveva già fatto la cancelliera tedesca Angela Merkel. E gli ha assicurato tutto il sostegno di Bruxelles per la loro realizzazione, cosa che del resto l’Ue chiede all’Italia da anni ottenendo non molta soddisfazione. Ma gli ha anche ricordato che “non si cresce con la spesa”, che gli impegni presi vanno rispettati e che le regole sottoscritte non possono essere cambiate dalla Commissione – a cui spetta il compito di farle rispettare – ma solo da chi le ha fatte, cioè i governi dei Paesi Ue. Una strada che al momento non pare realisticamente percorribile. Lasciando aperto uno spiraglio solo sugli investimenti, dove però già i governi Monti e Letta non sono riusciti a passare. Del resto, al di là dell’accoglienza calorosa e dei sorrisi di circostanza, anche Merkel – come ha rivelato oggi il presidente di Confindustria Giorgio Squinzi – non ha mancato di ricordare a Renzi che derogare alle regole “non si può”. Il presidente del Consiglio ha dovuto quindi assicurare ai suoi interlocutori, da ultimo il presidente permanente del Consiglio Herman van Rompuy nel bilaterale avuto questa mattina, che l’Italia sta rispettando e continuerà a rispettare i limiti fissati ai conti pubblici. Per poi ribadire pubblicamente, poco dopo, che un’Europa che si occupa solo di “vincoli astratti e lontani dalla gente è un’Europa che sbaglia”. Un tema, quest’ultimo, assai caldo in vista delle elezioni europee e su cui Renzi può almeno contare sull’appoggio incondizionato di Martin Schulz, attuale presidente del Parlamento Ue e candidato dal Pse al posto di futuro presidente della Commissione. Sul fronte Ue occorre però ora passare dalla parole ai fatti. O quanto meno mettere nero su bianco progetti e iniziative annunciate. Perchè entro la metà del prossimo mese l’Italia dovrà presentare a Bruxelles due documenti in cui sarà scritta la storia prossima ventura dell’economia del nostro Paese: il documento di programmazione economica e finanziaria (Def) e il piano nazionale di riforme (Pnr). E in base a queste carte all’inizio di maggio, quando la Commissione presenterà le sue nuove previsioni economiche, arriverà il primo, vero giudizio dell’Ue sulla nuova Italia di Renzi. ( Enrico Tibuzzi/Ansa)

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