Renzi, non mi fermeranno: prima a G7, poi avanti tutta con Senato, Titolo V e Def

ROMA. – Non indietreggia di un centimetro Matteo Renzi. Anzi accelera su tutto, a partire dai conti pubblici e dalle Riforme. Il premier vuole chiudere nel giro dei prossimi giorni entrambi i dossier. “Non mollo, non mi fermeranno. A me interessa il consenso delle famiglie”, dice ai microfoni del Tg1 rivolto a Confindustria, alle parti sociali e alle polemiche sugli stipendi dei manager pubblici. In settimana, intanto, compatibilmente con un’agenda che vede il presidente del Consiglio molto impegnato sul fronte internazionale con un doppio incontro con il presidente Usa Barack Obama, è previsto – secondo quanto si apprende – un nuovo vertice a Palazzo Chigi con il commissario alla spending review Cottarelli. Obiettivo: definire il quadro delle risorse per irrobustire le busta paga dei lavoratori dal prossimo 27 maggio. Una promessa che “noi manterremo”, assicura Renzi in serata. E che non potrà che far aumentare il consenso degli italiani. Non a caso Grillo, i cui attacchi si sono fatti sempre più insistenti negli ultimi giorni, “sente franare – dice il premier – il terreno sotto i piedi”. Venerdì poi il Consiglio dei ministri dovrebbe chiudere anche il lavoro sulla riforma del Senato e del Titolo V, che sarà poi consegnato al Parlamento. La scommessa è quella di approvare rapidamente – viene evidenziato da chi ha avuto modo di parlare con il premier – la riforma di Palazzo Madama così come incassare il via libera all’abolizione delle province entro le elezioni europee. La settimana successiva, invece, dovrebbe essere la volta del Documento di economia e finanza (che non si esclude comunque possa essere anticipato anche a questo venerdì) e che sarà l’occasione ufficiale per mettere nero su bianco i numeri dai quali deriveranno le coperture finanziarie per gli sgravi Irpef annunciate dal premier qualche giorno fa in conferenza stampa. Se le voci della spesa pubblica da aggredire immediatamente sono però ancora da definire, Renzi ha chiarito che il capitolo previdenza non è disposto, quantomeno nel breve periodo, a toccarlo. In parte, la risposta alle necessità di Palazzo Chigi sul fronte dei finanziamenti – secondo quanto si apprende – potrebbe arrivare da un meccanismo virtuoso innescato dal taglio Irpef: le misure annunciate infatti porterebbero maggiore crescita liberando dunque qualche miliardo. Ciò che appare certo è che la scure della revisione della spesa si abbatterà sui manager pubblici: “Resisteranno a parole – dice Renzi – ma poi ovviamente è naturale che le cose cambino. Non è possibile che l’Ad di una società guadagni 1000 volte in più dell’ultimo operaio: torniamo ad un principio di giustizia sociale. Noi non molliamo”, assicura. E in linea con questa idea, il segretario generale della presidenza del Consiglio Mauro Bonaretti annuncia di voler fare “una micro riforma della dirigenza” anche di Palazzo Chigi. Eguale fermezza viene infine garantita sul fronte della vecchia concertazione: “Mi interessa il consenso delle famiglie italiane – osserva il premier – non quello delle associazioni” sindacali e imprenditoriali. Vedi Squinzi e Camusso. (Chiara Scalise/ANSA)
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