L’ira di Obama, “Russia fuori dal G8”. Cancellato Sochi

Pubblicato il 24 marzo 2014 da redazione

L’AJA. – La Russia è sospesa dal club dei grandi. I leader del G7, ovvero Stati Uniti, Germania, Gran Bretagna, Francia, Giappone, Italia e Canada, oltre ai rappresentanti dell’Unione Europea, riuniti all’Aja su iniziativa di Barack Obama a margine del Vertice sulla sicurezza nucleare per sottolineare la protesta per il comportamento inaccettabile di Mosca, hanno deciso che non incontreranno più Vladimir Putin finché “non cambierà comportamento”. La prossima riunione si terrà a Bruxelles a giugno, a sette. Niente G8 di Sochi, quindi. La storia dei rapporti di forza nel mondo torna indietro di sedici anni. Prima ancora che venga ufficializzata la decisione, il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov la snobba. “Non è una tragedia”, dice in una conferenza stampa, sottolineando che “il G8 è un club informale e per definizione non se ne può essere espulsi”. Infatti nel comunicato finale non si parla di “espulsione”, ma di qualcosa di diplomaticamente più sottile: sono gli altri sette grandi del pianeta a non voler incontrare Putin finché la Russia non cambierà atteggiamento. La decisione perché “il tentativo di annessione della Crimea” è una “chiara violazione” del diritto internazionale, che viene “condannata con forza” e “non viene riconosciuta”. Nella nota si afferma pure che i sette sono “pronti ad intensificare” le sanzioni fino a trasformarle “in sanzioni economiche settoriali” che avranno “un crescente impatto significativo sull’economia russa”.  Minaccia di sanzioni più dure e “isolamento internazionale” sono due dei pilastri fondamentali della strategia. Gli altri sono il sostegno economico, con l’appello alla Fmi a chiudere presto l’accordo con Kiev, e la rassicurazione dei Paesi dell’est europeo. Che deve arrivare dalla Nato. Il linguaggio della nota finale tiene conto tanto dell’ira americana quanto dall’equilibrio di marca europea. Non manca infatti il riferimento alle “strade della diplomazia” che restano aperte. E c’è persino il plauso per il “supporto” russo alla missione dell’Osce: “Un passo nella direzione giusta”. Le sanzioni, come ricorda Barroso, sono lì per far capire alla Russia “che il suo comportamento è inaccettabile nel 21/o secolo”. E nonostante le prime ritorsioni decise dal Cremlino, che dopo gli Usa colpiscono il Canada (dove vive la più grande comunità ucraina all’estero), proprio all’Aja arriva il primo segnale di possibile distensione, con Lavrov che incontra il suo omologo di Kiev, Andrey Deshkhytsya. E’ il primo contatto diretto al più alto livello tra Mosca e Kiev da quando Ianukovich è stato costretto a fuggire. In compenso il capo della diplomazia russa cerca il sostegno dei Brics, che del G7 sono in qualche modo il contraltare, e li ringrazia per la “comprensione”. La sospensione della Russia dal G8 è la rappresentazione plastica di quell’isolamento internazionale che tanto gli Stati Uniti quanto l’Unione europea considerano la mossa più efficace a lungo termine. Su questo punto Barack Obama ha cercato di coinvolgere anche il presidente cinese Xi Linping. Che, secondo la versione della Casa Bianca, ha spiegato l’astensione in Consiglio di Sicurezza come un sostegno dell’inviolabilità territoriale dell’Ucraina. Per il cinese è sicuramente inaccettabile il metodo del “referendum”, precedente pericoloso per Pechino ad esempio di fronte alla pretesa indipendenza del Tibet. Intanto in Crimea l’Ucraina si arrende alla Russia. Kiev ha annunciato il ritiro di quello che rimane dei suoi militari. Ma il Cremlino continua ad ammassare truppe al confine. E’ il segnale più temuto dall’Occidente. Sarebbe un ulteriore balzo nell’escalation. (dell’inviato Marco Galdi/ANSA)

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