Svolta a Cuba, l’Avana apre ai capitali stranieri

L’AVANA. – Un altro passo di Cuba verso un’apertura stile Cina o Vietnam. Il parlamento dell’Avana ha approvato una nuova normativa che punta ad aprire le porte, con qualche limitazione, ai capitali stranieri. La legge viene considerata dal governo una svolta di assoluta importanza. L’ultima parola è spettata alla Asamblea nacional del Poder Popular (Parlamento) che, per evitare di attendere settimane fino alla prossima udienza parlamentare, ha tenuto una sessione speciale a porte chiuse per approvare la legge. Erano quattro anni che nell’isola non si ricorreva a tale procedura d’urgenza.  In sostanza, grazie alla nuova normativa la presenza dei capitali stranieri è ammessa nei diversi settori dell’economia, ad eccezione della salute e l’educazione. Uno dei punti qualificanti del provvedimento, che sostituisce una legge risalente al 1995, riguarda “i contratti di associazione economica internazionale o di imprese controllate da capitali completamente esteri”. Un altro aspetto fondamentale è quello tributario, visto che sono previste riduzioni fino al 50% delle tasse sui benefici raggiunti dalle società miste. “Puntiamo all’efficienza e ad associazioni che permettano la nascita di filiere orientate all’export e alla sostituzione delle nostre importazioni”, ha precisato il ministro al Commercio e gli investimenti, Rodrigo Malmierca. “Vogliamo favorire – ha aggiunto – i cambiamenti tecnologici e l’ammodernamento delle infrastrutture, oltre a definire i settori fondamentali per gli investimenti, senza abbandonare il programma socialista cubano”. L’Avana ha quindi in sostanza deciso di aprire ai capitali stranieri proprio per cercare di sostituire le importazioni in alcuni settori chiave e per rimettersi in carreggiata sul fronte del miglioramento delle tecnologie. Fattori che a loro volta dovrebbero a medio termine rafforzare la crescita dell’economia. La nuova legge rafforza quindi la strada intrapresa ormai da tempo dal presidente Raul Castro, e cioè quella di un’apertura economico-commerciale orientata verso il privato, lasciando intatto il fronte della politica. Per capire quali saranno gli effetti di questo cambiamento bisognerà attendere, si sottolinea all’Avana, la reazione appunto delle società e dei grandi gruppi stranieri: in particolare quelli di Brasile, che ha già forti investimenti nell’isola, Cina e Russia. Nuovi, poderosi partner, destinati probabilmente a sostituire nel tempo la presenza e gli aiuti, soprattutto petroliferi, del Venezuela.

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