Miracolo della Us Navy, trasforma acqua mare in carburante

WASHINGTON.- Quasi un “miracolo” da alchimisti del Medioevo. Ma a realizzarlo, nei laboratori di massima sicurezza della Marina americana, sono stati esperti chimici in uniforme: gli scienziati sono riusciti a trasformare l’acqua dell’oceano in carburante.  La scoperta viene definita dagli alti ranghi della Us Navy una “pietra miliare” che rivoluzionerà il rifornimento delle navi da guerra in alto mare, rendendole più sicure ed efficienti e successivamente verrà applicata anche agli aeroplani da guerra. Dopo decenni di ricerca in questo senso, un team di scienziati del Naval Research Laboratory, guidato da Heather Willaur, ha messo a punto una nuova tecnologia che per la prima volta ha estratto anidride carbonica e gas idrogeno dall’acqua del mare.  A darne l’annuncio è stato il viceammiraglio Philip Cullom: “Abbiamo sviluppato una tecnologia che cambierà le regole del gioco – ha dichiarato – e ne abbiamo dimostrato l’efficacia, ora dobbiamo aumentarne la produzione”. “Dopo aver vissuto gli ultimi 60 anni con un accesso continuo a fonti di energia che ritenevamo illimitate e trattando l’energia come fosse aria sempre disponibile – ha proseguito – abbiamo capito che non è così, e ora stiamo pensando in maniera ben più creativa a come creare energia”. I ricercatori della Us Navy hanno usato un trasformatore catalitico, per convertire le sostanze gassose ottenute dall’acqua dell’oceano in liquido, ed hanno cosi dato vita alla nuova “benzina del mare” che ha già fatto volare un aereo-modello. Al momento, per rifornire la navi della Marina Usa, si usano 15 petroliere: ma le navi si devono accostare in alto mare, con manovre spesso pericolose e che fanno perdere tempo prezioso nelle fasi di combattimento.  La Navy si aspetta che per usare il nuovo carburante sulla intera flotta ci vorranno una decina di anni. “Il carburante creato dall’acqua ha lo stesso aspetto e persino odore di quello regolare – ha detto l’autrice principale della ricerca Heather Willaur – abbiamo dimostrato che funziona ma ora dobbiamo riuscire a produrlo in quantità industriali”. (Nicoletta Nencioli/Ansa)