Riccardo Muti, il Requiem di Verdi in onore di El Greco

Pubblicato il 09 aprile 2014 da redazione

MADRID.- “Sono sempre stato impressionato dalla speciale religiosità espressa nelle opere de El Greco, che ha radici assolutamente spagnole e che tanta influenza ha avuto sulla cultura religiosa nel sud Italia. Esprime la drammaticità del destino dell’uomo. I quadri del Greco non rappresentano solo figure spirituali, ma esprimono una fisicità realmente molto tragica”. In onore di Domenicos Theotocopoulos, alias El Greco, Riccardo Muti dirigerà sabato 12 aprile nella Cattedrale di Toledo il Requiem di Giuseppe Verdi, con l’orchestra giovanile dei Cherubini, assieme al coro e all’orchestra titolare del Teatro Real, dove il maestro napoletano replicherà alla battuta con la stessa formazione lunedì 14 aprile. Per entrambi gli appuntamenti, che vedranno come voci soliste la soprano Tatjana Serjan, la mezzo soprano Ekaterina Gubanova, il tenore Francesco Meli e del basso Ildar Abdrazakov, le entrate sono da giorni ‘sold out’. Il Requiem nella Cattedrale, al quale assisterà la regina Sofia di Grecia, è uno degli atti centrali delle celebrazioni organizzate nell’Anno de El Greco per commemorare il IV centenario della morte del pittore. Nel presentare il concerto in conferenza stampa, oggi al Teatro Real, Riccardo Muti ha ricordato i tanti legami che, in quanto napoletano, lo uniscono a Toledo. Ma anche aneddoti gustosi, vissuti nel Teatro Real di Madrid, dove ritorna per la terza volta, dopo aver diretto ‘I due Figaro’ di Saverio Mercadante nel marzo 2012 e, nel maggio scorso, il ‘Don Pasquale’ di Gaetano Donizetti. “Al mio primo debutto nel 1972, con Rafael Orosco come solista al piano, ricordo nel palco a sinistra seduta l’allora principessa Sofia. Eravamo entrambi giovani. Quando, nel 2002, ci rincontrammo a Sidney per i Giochi Olimpici, le chiesi se ricordasse quell’occasione. E lei con grande simpatia rispose: ‘Certo, lo ricordo benissimo. Da allora abbiamo fatto entrambi carriera’”. Muti ha scelto la celebre opera del repertorio verdiano, con la quale Verdi diede l’addio alla composizione, per la drammaticità che raggiunge profonda intensità e lirismo. Sarà un “Requiem più umano che divino”, come ha promesso il maestro, nello spiegare la complessità dell’esecuzione. “Quando fu scritto da Verdi in omaggio ad Alessandro Manzoni, che considerava il più grande poeta e letterato dell’800, soprattutto la critica germanica non capì il messaggio della sua opera”, ha osservato il maestro, per due decenni direttore de La Scala e attuale direttore della Sinfonica di Chicago. “L’atteggiamento degli italiani e degli spagnoli di fronte a Dio è molto diverso da quello di tedeschi, austriaci od olandesi. Noi guardiamo a Dio come una persona responsabile della nostra esistenza e quindi esigiamo da lui la pace eterna. E’ l’uomo che parla al Dio-uomo. Un atteggiamento che è impensabile in Buchner o Brahams, che hanno un rapporto più distante da Dio”. Per il Premio principe delle Asturie per le Arti nel 2011, in un’Europa culturalmente unita, “la musica è un momento di comprensione reciproca, che unisce i popoli più della politica”, perché “è un sentimento che trasmette bellezza, in cui tutti si ritrovano, senza bisogno di parole che possono essere fraintese”. E, poi, l’ironia sul tempo trascorso: “Io continuo ad avere gli stessi capelli”, si è schernito, dalla prima volta che diresse il Requiem nel 1971 nella basilica di San Lorenzo a Firenze: “un’esperienza irripetibile, fra la cupola di Brunelleschi, i pulpiti di Donatello, l’altare di Verrocchio e le tombe dei Medici nel suolo”. Dichiarato erede della tradizione musicale di Verdi, “musicista del futuro”, Muti ha rilevato “la tragedia” vissuta in Italia dalla partenza di Toscanini, perché, nonostante la presenza di grandi maestri, “l’interpretazione verdiana è diventata un po’ approssimativa e superficiale”, come quelle delle partiture di Bellini, Donizetti o Rossini, in quanto spesso “affidata al capriccio di cantanti o di direttori compiacenti”.  (Paola Del Vecchio/ANSA)

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