Al via il dialogo Maduro-opposizione, lettera del Papa

CARACAS. – E’ un dialogo fra sordi, ma per lo meno il dialogo è stato avviato, anche grazie al Papa, e si riprende martedì prossimo. La prima riunione fra il governo di Nicolás Maduro e l’opposizione, tenutasi ieri sera nel palazzo presidenziale di Miraflores dopo due mesi di proteste antichaviste e 41 morti, non ha registrato nessun progresso, ma ha permesso di confrontare pubblicamente due posizioni agli antipodi. Sono state sei ore di conversazioni senza agenda e senza freni, segnate da accuse reciproche e toni spesso duri. Maduro ha escluso ogni misura di clemenza verso i dirigenti arrestati o nel mirino dalle procure -“c’è un tempo per il perdono e un tempo per la giustizia, e questo è il momento della giustizia”, ha detto. Dal canto suo il leader oppositore Henrique Capriles ha ammonito: “Qui o le cose cambiano o scoppia tutto: io spero che cambino”. La riunione, trasmessa in diretta su tutti i canali tv, si è aperta con un messaggio di papa Francesco che auspicava “l’eroismo del perdono e la misericordia” da ambedue le parti, perché “la violenza non conduce mai alla pace e al benessere, ma genera solo violenza”. Ma gli interventi incrociati che si sono susseguiti dalle otto di sera quasi fino alle due del mattino non hanno lasciato intravvedere per ora nessuna concessione, né da parte del governo né dell’opposizione. I rappresentanti del potere hanno ripetuto la versione ufficiale dei fatti: le politiche del chavismo hanno messo in crisi potenti interessi nazionali ed esteri. A queste minacce è stato deciso di rispondere con la destabilizzazione e la violenza golpista. E poi: l’opposizione non ha mai riconosciuto la legittimità dell’elezione di Maduro un anno fa. Le difficoltà economiche sono reali ma il modello del “socialismo bolivariano” è stato essenzialmente un successo. Da parte loro, i dirigenti dell’opposizione hanno ricordato tutti i mali che affliggono il paese: l’inflazione alle stelle, i gravi problemi di approvvigionamento (“fare la spesa è un’esperienza umiliante”), l’insicurezza crescente (“25 mila morti ammazzati l’anno scorso e c’è voluta una Miss morta perché le vittime avessero un nome”). E poi: l’atteggiamento aggressivo del governo (“come potete chiederci rispetto se ogni giorno ci date del fascista?”) e la palese violazione della Costituzione che rappresenta l’allineamento delle Forze Armate e il potere giudiziario con il chavismo. Malgrado la presenza dei ministri degli Esteri della “troika” dell’Unasud (Brasile, Colombia, Ecuador) e del nunzio apostolico, e nonostante l’assenza del movimento studentesco e dei settori più radicali dell’opposizione, non sono stati registrati progressi. C’è stata soltanto una esposizione sincera di due posizioni diametralmente opposte. Ora occorre capire se dopo questo primo round, un vero dialogo tra sordi, se grazie all’assistenza discreta dei partner regionali e della Chiesa, ci saranno le condizioni per qualche gesto concreto di distensione. L’appuntamento è stato preso per martedì prossimo.

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