Renzi rilancia riforme, risultati tra un anno

Pubblicato il 11 aprile 2014 da redazione

MILANO. – Matteo Renzi vuole cambiare l’Italia ma non farsi cambiare. “Non sono qui a scaldare la sedia, se il Palazzo di Roma mi trasformerà allora vuol dire che non sono adatto”, è l’impegno che prende, nella sua prima trasferta a Milano, davanti alla platea di artigiani e imprenditori del Salone del Mobile e dell’Expo. E, rilanciando le riforme, a partire da “una violenta lotta alla burocrazia”, dà appuntamento tra un anno per il bilancio: “O ci sono risultati o vorrà dire che anche noi siamo dei chiacchieroni, ma sono convinto che ce la faremo noi e anche l’Italia”. Renzi, che si lamenta per la “reclusione” a Palazzo Chigi, torna per un giorno alle sue vecchie abitudini. E raggiunge il capoluogo milanese in treno, che per tre ore diventa la sede di un summit di governo. Con il sottosegretario Delrio ed i ministri Lupi e Martina passa in rassegna i dossier più caldi, dalla trattativa Alitalia-Etihad ad un passo dall’accordo con l’ok del governo, alle nomine delle società pubbliche, che, annuncia il premier all’Ansa, arriveranno lunedì. Il viaggio porta verso “l’Italia che funziona”, sostiene il leader Pd, impegnato sì a cercare di rimettere in moto il paese ma anche a rialzarne l’autostima. Gli italiani di se stessi hanno un’opinione “tutta in negativo”, evidenzia, ma “nel mondo l’Italia è un paese produttore e portatore sano di bellezza”. Ad un’Italia “non raggrinzita ma viva più di prima” Renzi vuole far ingranare la marcia. E la sfida per lui si vince solo sconfiggendo le resistenze di “chi non ha mai pagato finora” e cancellando incrostazioni e lentezze. I primi a finire nel mirino, con il def, sono stati i manager pubblici e le banche. Nè sui primi con stipendi “inaccettabili” nè sulle seconde l’ex sindaco di Firenze ha intenzione di mollare. “Cercheranno di farcela pagare ma andiamo avanti fino alla fine”, assicura il premier che non si spiega la protesta degli istituti di credito per l’aumento della tassa sulle quote di Bankitalia. “Le banche – rintuzza – non possono pensare di essere salvate dagli Stati come è accaduto in Europa e non essere pronte a fare la propria parte nella vita di tutti i giorni delle famiglie”. Ma gli applausi più convinti del nord produttivo e degli artigiani del salotto, li riceve ribadendo le prossime riforme: a maggio quella della pubblica amministrazione, la giustizia e il fisco. Il governo punta a “togliere un sistema burocratico opprimente”, a partire dalla politica. A cambiare “un sistema fiscale non degno di questo Paese” visto che, ironizza con un gioco di parole, “il problema in Italia sono gli F24 più che gli F35”. Un fisco che va ridotto anche attraverso una lotta all’evasione “fatta incrociando dati e non con gli spot, una volta a Cortina e poi a Ponte Vecchio”. E, infine, l’esecutivo punta ad accelerare “una giustizia che non può avere quattro volte i tempi dei paesi concorrenti”. La sfida è grande e piena di rischi. Ma il premier non si fa intimorire. Sta al gioco dei giornalisti che, davanti al gate di Expo 2015 gli fanno notare che è il quarto premier ad occuparsi dell’esposizione universale: “Il quinto sarà meglio”, ironizza. Ma Renzi vuole farcela: perchè per lui “o si riesce o anche noi saremo dei chiacchieroni e si va a casa”. Senza alibi, assicura, “se non ce la facciamo, vuol dire che non siamo stati bravi e capaci”. E nella sfida con la vecchia politica il premier inserisce anche il suo principale rivale alle europee: Beppe Grillo. “Tutti i giorni mi attacca e discute di ciò che faccio- contraccambia le accuse – sta diventando come i vecchi politici di una volta. Noi stiamo tra la gente e facciamo proposte, lui guarda i sondaggi”. ((dell’inviata Cristina Ferrulli/ANSA)

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