Kiev pronta a blitz a est, caccia russo sfiora nave Usa

Pubblicato il 14 aprile 2014 da redazione

MOSCA. – I ribelli filorussi continuano ad occupare facilmente palazzi del potere nell’est ucraino sfidando il secondo ultimatum della tentennante Kiev, che l’ha lasciato scadere senza far scattare per ora quell’operazione anti terrorismo con l’uso dell’esercito preannunciata il giorno prima. Un’incertezza legata a vari fattori: il dilagare a macchia d’olio della protesta, le defezioni di poliziotti locali, il rischio di un bagno di sangue e di un intervento dei 40mila soldati russi dislocati al confine. Ma sullo sfondo c’è anche il tentativo di tenere ancora aperto il dialogo, con la promessa del presidente ad interim Oleksandr Turcinov di un referendum nazionale sullo status del Paese: federale (come chiedono Mosca e il sud-est ucraino) o meno. A Putin, che sta seguendo la crisi con “grande preoccupazione”, sono già arrivati dalle regioni dell’Ucraina dell’est “moltissimi appelli” con “la richiesta di aiutare, di intervenire in un modo o nell’altro”, ha riferito il suo portavoce Dmitri Peskov. Uno dei capi della rivolta, Viaceslav Ponomariov, gli ha chiesto di “non permettere un genocidio della popolazione del Donbass”. Un copione che sembra ricalcare quello della Crimea, anche se il capo della diplomazia russa Serghiei Lavrov continua a spergiurare che non ci sono 007 di Mosca nell’Ucraina orientale e che “è contro i nostri interessi” interferire negli affari interni del Paese. Tesi cui non credono Kiev, Usa e alcune cancellerie europee, che rinfacciano al Cremlino la regia di quanto sta accadendo nell’est, con azioni apparentemente coordinate messe a segno da uomini armati in mimetica senza segni di riconoscimento. Ma Mosca incassa l’ammissione della Casa Bianca che il direttore della Cia, John Brennan, è stato in Ucraina durante il fine settimana: una ingenuità che il Cremlino non dimenticherà facilmente nelle sue accuse di interferenza agli sponsor occidentali del Maidan. Lavrov ha evocato anche “l’ipocrisia senza limite” dell’Occidente, che ha definito “democrazia” la violenza a Maidan, conclusasi con decine e decine di morti, “mentre si parla di terrorismo a proposito delle manifestazioni pacifiche che si tengono ora nel sud-est del Paese”. La tensione più alta è quella tra Mosca e Washington, e non solo all’Onu: un braccio di ferro che si è materializzato anche nel lungo sorvolo ravvicinato sabato scorso di un caccia russo sopra la nave da guerra Usa Donald Cook, nelle acque internazionali del Mar Nero. Per il Pentagono e la Casa Bianca è stato “un gesto provocatorio”. Tensione anche al vertice dei ministri degli Esteri della Ue in Lussemburgo, costretti a mediare tra chi vorrebbe passare subito al terzo pacchetto di sanzioni (quelle economiche) e chi, come l’Italia e la Germania, insiste per il dialogo. “La fase 3 non è sul terreno in questo momento”, ha riferito il capo della diplomazia italiana Federica Mogherini. Va “preservato quello spiraglio di dialogo che può costituire l’incontro a quattro di giovedì prossimo a Ginevra” e che è “l’unico filo che abbiamo per trovare una soluzione alla situazione in Ucraina”, ha aggiunto. Il rischio è di farlo saltare. Per questo ci si è limitati ad allungare la lista delle persone russe e ucraine oggetto di sanzioni personali, ma ogni decisione sulle sanzioni economiche è stata rinviata ad un vertice tra leader europei che potrebbe svolgersi la prossima settimana, come ha spiegato il ministro degli Esteri francese Laurent Fabius. Intanto Kiev continua ad alternare bastone e carota, agitando la minaccia di un imminente blitz militare contro gli insorti ma anche ipotizzando per la prima volta un referendum nazionale nel giorno delle presidenziali per stabilire l’assetto dello Stato. Turcinov confida nel fatto che “la maggioranza degli ucraini si pronuncerà a favore di una Ucraina indivisibile, indipendente, democratica e unita”. Ma i filorussi pretendono referendum locali, per far valere i loro rapporti di forza nel sud-est. E intanto hanno già proclamato la loro repubblica sovrana di Donetsk – dove però oggi il governatore filo-Kiev ha annunciato l’introduzione del regime antiterroristico – con una bandiera che al centro raffigura l’aquila bicipite russa. (Claudio Salvalaggio/Ansa)

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