Archeologia: Ostia Antica segreta, il doppio di Pompei

Pubblicato il 16 aprile 2014 da redazione

ROMA. – Torri, magazzini e mura di cinta finora segreti. Scoperta una parte di Ostia Antica fino ad oggi sconosciuta che rivela come l’area del porto di Roma fosse vastissima, ben 126 ettari, il doppio di Pompei che ne contava 66. A svelarlo sono state recenti indagini archeologiche illustrate oggi a Palazzo Massimo. La Soprintendenza speciale di Roma parla di “risultati eccezionali: nel I secolo a.C, il Tevere non chiudeva la città a nord, ma la divideva in due parti”. In questo periodo, spiega Paola Germoni della Soprintendenza ai Beni Archeologici, “Ostia era lo sbocco fluviale, la città colonia che aveva le chiavi di accesso di tutte le merci, materiali e culturali, che dal Mediterraneo arrivavano a Roma”. Il percorso di conoscenza inizia nel 2007. L’area di studio anche in antico era nota come Isola Sacra. La scoperta è il risultato del lavoro congiunto di autorità statali italiane rappresentate da Angelo Pellegrino e Germoni (Soprintendenza speciale per i beni archeologici di Roma) e due università inglesi, con i professori Simon Keay (University of Southampton-British School at Rome) e Martin Millet (University of Cambridge). La magnetometria ha consentito di scansionare il paesaggio, permettendo ai geofisici di verificare le anomalie e identificare le antiche mura sepolte, i tracciati stradali e le strutture presenti nel sottosuolo. “Sulle mura, a intervalli regolari, si evidenziano grandi torri di sei metri per otto. Tra il Tevere e le mura gli studiosi hanno individuato almeno quattro grandi edifici – sottolineano dalla Soprintendenza -. Tre dei quali presentano caratteristiche simili a quelle dei magazzini presenti nelle aree già scavate di Ostia, con una pianta di 83 metri per 75 per il più grande. La presenza di grandi aree di stoccaggio nella parte di Ostia a nord del Tevere riapre il tema delle dimensioni degli scambi commerciali che si svolgevano sulle sponde del fiume nei primi due secoli del millennio. L’indagine geomagnetometrica, infatti, aumenta di circa il 50% lo spazio dedicato a depositi di merci che aumenta ad almeno 70 mila metri quadrati, indicazioni che non mancheranno di influire sulla ricostruzione della topografia di una delle città romane più importanti del Mediterraneo”. Germoni sottolinea che “le mura, che sono state individuate per una lunghezza di oltre 500 metri, hanno le torri rettangolari e racchiudono e difendono quattro (per ora) grandissimi edifici di stoccaggio e denunciano nella loro articolazione la volontà di uno stato di difendere la sede del cibo per la grande città di Roma”. E sulla base di queste novità, lei parla chiaro: “Noi vogliamo un vincolo che ci consenta di bloccare la situazione così com’è. Dichiariamo quel pezzo di città scoperto d’interesse archeologico, vogliamo un vincolo più stringente rispetto a quello esistente, perché ci sono le strutture”. (Paola Lo Mele/ANSA)

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