Rosa Scarano: “Spero di riavere presto a casa mio marito”

Pubblicato il 21 aprile 2014 da redazione

CARACAS – “Enzo sta bene. E’ solo un po’ raffreddato. A Los Teques, a Ramo Verde, fa freddo la sera, in particolare durante la notte. E’ molto irritato perché non gli permettono di comunicare con l’esterno. Può vedere solamente i familiari più stretti e l’avvocato. Le visite sono autorizzate dal giovedì al sabato. Durante il resto della settimana non ha contatti con nessuno. Gli consentono di uscire dalla cella solo per poco tempo al mattino. La sua unica compagnia, durante il resto della giornata, è la televisione. Non è facile, mi creda. E’ indignato perché sa di essere innocente e sa anche che, ciò che stanno facendo con lui, è incostituzionale”. Non c’è rancore nelle sue parole. Ma neanche rassegnazione. Solo tanta indignazione. Quando la raggiungiamo, telefonicamente, è già l’imbrunire. Rosa Brandonisio, moglie di Enzo Scarano, Sindaco di San Diego fino a pochi giorni fa, quando è stato destituito e imprigionato con l’accusa di non aver tolto le barricate, che per protesta, erano state erette nel suo municipio, sta tornando a casa. Ha da poco lasciato il marito, nel carcere di Ramo Verde. La sua voce tradisce la stanchezza che provoca la sensazione d’impotenza per ciò che considera una grande ingiustizia. Parla controllando a stento le emozioni, la rabbia, il dolore che accompagna il ricordo del marito in  carcere.

– Siamo in attesa di una decisione politica che tarda ad arrivare – prosegue -. E’ un’ingiustizia quella che si sta commettendo. E non solo con Enzo ma anche, e soprattutto, con i cittadini di San Diego che tre mesi fa l’hanno eletto Sindaco con il 76 per cento dei voti. Per la terza volta consecutiva. Si son presi gioco della volontà popolare.

– Cosa le dicono gli avvocati? Cosa le consigliano?

– Ci dicono di aver pazienza – risponde -. Ci assicurano che poco a poco tutto cambierà. Ma è difficile, mi creda. Si attende una decisione del Tribunale che revochi l’ordine che proibisce ad Enzo di comunicare con l’esterno.

– Avete avuto recentemente colloqui prima con il sottosegretario agli Esteri, Mario Giro, e poi con la missione di parlamentari italiani eletti nella Circoscrizione America Meridionale, cosa è cambiato da allora?

– Nulla – risponde immediatamente -. Non credo realmente che ci sia stata alcuna novità… che sia cambiato qualcosa.

– Dopo l’incontro con il sottosegretario Giro nella residenza del nostro ambasciatore, avete avuto contatti con l’Ambasciata? Siete stati chiamati, informati…

– Non abbiamo avuto alcun contatto, né ricevuto telefonate dall’Ambasciatore o da altri funzionari – sostiene per poi precisare:

– Il Commissario Salvatore Lucchese è nato in Italia. E’ venuto in Venezuela all’età di 4, 5 anni con i genitori immigranti. Mio marito, Enzo, è nato in Venezuela ma ha anche la cittadinanza italiana. I suoi genitori erano italiani.

La voce della signora Rosa ci giunge nitida. A volte, le pause, normali in una conversazione tra due persone, fanno temere un’interruzione nella comunicazione. Fortunatamente non è così.

– Come vi siete conosciuti?

– Sono ventinove anni di matrimonio – ci dice e nella sua voce si nota finalmente un po’ sollievo. E’  il conforto dei ricordi lieti, dei momenti di gioia e spensieratezza che, nascosti nel baule dei ricordi, tornano alla luce -. Ventinove anni di matrimonio e 8 di fidanzamento – aggiunge -. Ci siamo conosciuti nel Centro Italo Venezolano di Valencia. Eravamo adolescenti. Avremo avuto 13, 14 anni. Andavamo ovunque assieme. Dopo 8 anni di fidanzamento – prosegue – decidemmo che era giunto il momento di sposarsi.  Ad ottobre, saranno ventinove anni.

Poi, con la tenerezza della nonna, ci dice:

– Abbiamo due figli, un ragazzo e una ragazza. Ed ora anche una nipotina di 14 mesi. E’ una gioia averla vicina. A sera, quando si torna a casa, è il lumicino tra tanta tristezza. Ci mantiene occupati, ci distrae, ci fa pensare ad altro e ci restituisce la forza di andare avanti, la speranza e la fiducia che pensavamo smarrite.

Spiega che la sua non è una famiglia diversa dalle altre. Insomma, non è immune agli alti e bassi della convivenza quotidiana. Ma sottolinea:

– La nostra è sempre stata una relazione solida. Siamo una famiglia unita, felice. E oggi attendiamo che si faccia giustizia. Enzo è stato accusato, processato e condannato in poche ore e in maniera arbitraria.

Responsabilità, impegno. Onore e onere. Essere una persona pubblica esige sacrifici e questi, troppe volte, sono richiesti anche alla famiglia. Come hanno reagito i figli di Enzo Scarano alla notizia che il padre sarebbe entrato in politica e che si sarebbe candidato a Sindaco di San Diego? Lo chiediamo alla signora Rosa che spiega:

– In un primo momento, l’impatto è stato forte; lo è stato per tutta la famiglia. La domenica, ad esempio, eravamo abituati a stare assieme all’ora di pranzo. La nostra – sottolinea – è una famiglia dalle profonde radici italiane. Siamo gelosi delle nostre tradizioni. Allora la ragazza aveva 14, 15 anni; il ragazzo 16, 17. Sono età difficili, etá in cui la presenza paterna è molto importante. Sono gli anni della contestazione… quelli in cui i ragazzi si ribellano… Nel limite del possibile abbiamo cercato di mantenere unita la famiglia, di rispettare quelle che sono le nostre tradizioni. Credo che ci siamo riusciti.

– Viaggiate spesso in Italia?

– A dir la verità, no – ci dice -. Il nostro ultimo viaggio risale a 5 anni fa. Enzo voleva portare in Venezuela il “presepe in movimento”; ne voleva uno per San Diego. Andammo in Italia in epoca natalizia. Furono 12 giorni, ricordo, senza un attimo di sosta.

Poi spiega:

– In Italia non abbiamo quasi parenti. Gli Scarano sono praticamente tutti in Venezuela. Enzo ha in Italia solo uno zio anziano. Io, invece, una zia. I nostri genitori sono morti in Venezuela e qui sono sepolti. La nostra vita è qui, in questo Paese…

Un attimo di esitazione e conclude:

– Spero di riavere presto Enzo a casa.

 

L’entrata in politica

Dall’imprenditoria alla politica. Un passo importante. C’è chi lo fa per interesse e chi, invece, come Enzo Scarano, per passione. Ma cosa ha motivato la discesa del connazionale nell’arena politica?

Un tuffo nel passato. La signora Rosa si trasporta con la memoria al 2002, l’anno balzato agli onori della cronaca venezuelana per lo sciopero generale, le imponenti manifestazioni di piazza e il tentativo di “golpe”.

– Allora – spiega – ci fu la minaccia di sequestro dell’azienda degli Scarano. Tutti i fratelli si mobilitarono a difesa di ciò che era stato costruito con tanto sacrificio. Enzo in prima fila. Vede – ci dice -, gli immigrati italiani giunsero in Venezuela con una gran voglia di fare, di lavorare, di creare. Il paese ha dato loro l’opportunità di fondare industrie. E lo hanno fatto con amore, sacrificio, sudore. Proprio come la famiglia Scarano.

La reazione di Enzo Scarano ebbe una forte eco; il suo coraggio e la sua fermezza trascesero le frontiere della nostra Collettività. Piacque agli abitanti di San Diego. E così, quando Enzo Scarano, propose la sua candidatura a Sindaco ottenne una valanga di voti.

– Anche in politica – prosegue la signora Rosa -, Enzo non ha mai perso la sua visione imprenditoriale. Ha cercato di amministrare il Comune con responsabilità e ha avuto successo. Non voglio peccare di immodestia. Dovrebbero essere i cittadini di San Diego a dirlo e non io, ma nel Comune sono state realizzate importanti opere di carattere sociale orientate agli anziani e ai bambini. Si è cercato di promuovere miglioramenti in tutti gli ambiti. E’ stato fatto un salto di qualità in materia di sicurezza. E ciò è stato apprezzato da chi vive a San Diego.

– E’ stata per voi una sorpresa che la candidatura di Enzo abbia ottenuto più del 70 per cento dei voti?

– No – confessa -. Non è stata una sorpresa . Sono già 10 anni che lui é Sindaco. E’ stato rieletto per la terza volta perché chi vive a San Diego ha giudicato positivo il lavoro svolto fino ad oggi da Enzo… da mio marito.

Mauro Bafile

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