Cassazione, Miccichè contattava Dell’Utri

Pubblicato il 22 aprile 2014 da redazione

ROMA – Confermato dalla Cassazione il giudizio della Dda di Reggio Calabria sul faccendiere un tempo democristiano Aldo Miccichè – estradato dal Venezuela in Italia lo scorso settembre, dopo l’arresto nel luglio 2012 – con riferimento al suo “ruolo” di “uomo di contatto tra gli appartenenti alla ‘ndrina dominante di Gioia Tauro e ambienti politico istituzionali”.

Nel verdetto 17631, che ha convalidato le misure coercitive, i supremi giudici ricordano i contatti di Miccichè con Marcello Dell’Utri. Dalle intercettazioni del settembre 2007 dell’inchiesta ‘Cento anni di storia’ sul clan Piromalli – scrivono gli ermellini – “si evince come il Miccicchè, seppure da tempo all’estero, si consideri a più riprese partecipe a pieno titolo del sodalizio mafioso allorquando, ad esempio, consiglia l’Arcidiaco (legato ai Piromalli, ndr) di far valere con forza le ‘nostre’ ragioni cioè della ‘ndrina anzidetta al cospetto di un importante uomo politico (senatore Marcello Dell’Utri) con cui il primo ha fissato un abboccamento tramite lo stesso Miccichè”.

In proposito, la Cassazione richiama un’altra intercettazione dello stesso periodo nella quale Miccichè ricorda ad Antonio Piromalli, figlio del boss Giuseppe detenuto al 41bis, “che quando lui era segretario politico della Democrazia Cristiana di Gioia Tauro alle elezioni politiche la Piana era ‘cosa nostra’, tanto da assicurare di poter fornire analogo sostegno alla formazione politica degli onorevoli Dell’Utri e Berlusconi”.

Nel respingere il ricorso di Miccichè contro l’obbligo di dimora a Reggio Calabria – l’unica misura coercitiva possibile essendo scaduti i termini della custodia in carcere durante l’ estradizione -, la Cassazione sottolinea che è sempre Miccichè a consigliare “nuovamente all’Arcidiaco di rivolgersi al ‘Senatore’ (sottinteso Dell’Utri) per la questione della nomina di Antonio Piromalli a console onorario”. Sempre in base a quanto emerge dalle intercettazioni, inoltre, gli ermellini ricordano che Miccichè “riferisce direttamente allo stesso Antonio Piromalli dei contatti intrattenuti o previsti con vari uomini politici (on. Mastella, Sen. Tassone, Sen. Colombo) nonché di contatti con non meglio indicati ambienti della massoneria”.

Sulla scorta di questo materiale raccolto dagli inquirenti calabresi, secondo la Cassazione, “la valutazione in ordine al ruolo” di Miccichè “quale uomo di contatto” tra il clan Piromalli e “ambienti politico-istituzionali” è “conforme alle risultanze investigative”. Pertanto è stato dichiarato “inammissibile” il reclamo dell’ex latitante – “gravemente indiziato” di appartenere alla ‘famiglia’ Piromalli – contro l’ordinanza del tribunale del riesame reggino dello scorso otto novembre.

Nel marzo 2008 suscitò polemiche la presenza di Miccichè – sul quale erano già state avviate indagini – alla presentazione dei candidati del Pdl in America Latina, al fianco di Barbara Contini allora responsabile delle liste ‘azzurre’ per le circoscrizioni estere. Nota è la registrazione di una conversazione tra Miccichè e Filippo Fani, assistente di Barbara Contini nel quale il faccendiere confessa di aver bruciato le schede elettorali, a pacchi, con la benzina. Quelle, almeno «che sicuramente non sarebbero state nostre». E cioè, della candidata candidata del Pd, l’On. Marisa Bafile. Il tutto con  l’aiuto di esponenti della nostra collettività. Complicità, questa, sulla quale gli inquirenti indagano. I nomi sicuramente emergeranno durante gli interrogatori ai quali è sottoposto il faccendiere.

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