Libri: il Brasile di Pastorin, fra amore e saudade

Pubblicato il 07 maggio 2014 da redazione

ROMA. – Brasile, amore mio. Questo il motivo conduttore di un viaggio pieno di tenerezza compiuto sul filo della memoria familiare da Darwin Pastorin nel libro ‘Adesso abbracciami, Brasile’ (Lit edizioni, pagg. 160, 16,50 euro). Pastorin, giornalista e scrittore, con un passato ricco di direzioni di testate della carta stampata e in tv, oggi alle prese anche con blog di successo, ha scritto un libro che è soprattutto un grande racconto, un affresco a metà fra l’autobiografia e il reportage. Al centro di tutto, il Brasile, cui Pastorin è particolarmente legato: un Paese che ama visceralmente e teneramente, e non per il solo fatto di essere nato a San Paolo, figlio, nipote e pronipote di emigranti veronesi che tra le due guerre varcarono l’Atlantico in cerca di fortuna. L’autore del libro a quel mondo è anche legato da ricordi d’infanzia e aspettative, da ciò che ha fatto in tempo a vedere ma non del tutto a comprendere e interiorizzare, e infine dagli echi di una storia che ha anche toccato spesso la sua esperienza di giornalista sportivo. Era ancora un bambino quando Pastorin venne in Italia, dove poi è sempre rimasto, ma un pezzo di famiglia è ancora laggiù, orizzonte lontano di un mondo affascinante e suggestivo, dove tutto o tanto parla di calcio e musica, dove c’è molto di italiano, ma dove c’è anche molto altro che l’autore cerca di far emergere nelle pagine del suo libro. Pastorin, oltre alle nostalgie degli affetti si è portato dietro lungo tutti questi anni la saudade, la nostalgia, sentimento che affratella i brasiliani di nascita e di adozione, legame indissolubile e misterioso con una terra cui non si resta indifferenti. “Questa è la storia di un amore. Per il Brasile. Un Brasile non da cartolina, da Copacabana o da samba” scrive l’autore nel risvolto di copertina del volume. Lui infatti guarda a quel luogo anche come terra del mito, alimentato dalle storie che gli raccontavano nonno e bisnonno. Ora Pastorin, che da adulto è tornato in Brasile, e con quel mondo ha rinnovato di persona i fili di un’antica alleanza familiare poi arricchita anche nel profilo professionale, in questo volume racconta il ‘suo’ paese del calcio e degli artisti di strada e popolari, il Brasile dei grandi agglomerati urbani e delle favelas, di Jorge Amado e di Zico, quello delle piccole innumerevoli vicende minori di italiani, laggiù radicati e preda essi stessi di nostalgia per l’Italia lasciata per inseguire un sogno, e però mai più ritrovata, una saudade alla rovescia. E ci racconta la vita quotidiana delle famiglie scandite dagli orari delle telenovelas: è imperdibile il capitolo del libro nel quale Pastorin descrive, con tenero stupore, il momento in cui una delicata riunione di famiglia con l’anziana sorella di suo nonno e altre donne di casa, viene improvvisamente interrotta perchè sta per cominciare l’ennesima puntata di una delle saghe di successo trasmesse dalla tv brasiliana. Anche questo è il Brasile, in cui Pastorin nacque il 18 settembre del 1955, lo stesso giorno in cui Garrincha esordiva in nazionale. Quasi un segno del destino, da qui anche l’amore per colui che venne definito, e Pastorin lo ricorda nel libro, ”l’allegria del popolo”.

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