Mosca accusa colpo sanzioni. Ma rischio boomerang

NEW YORK. – Le sanzioni contro la Russia stanno colpendo duramente la sua economia e la sua moneta: parola del Tesoro americano, che parla anche di una fuga di capitali verso l’estero che preoccupa, e non poco, il Cremlino. Ma le stesse sanzioni – denuncia il Wall Street Journal – rischiano di trasformarsi in un boomerang per l’occidente, soprattutto per l’Europa, con tante aziende che cominciano a fare i conti con forti perdite: dalle banche, al settore della birra, a quello del tabacco.

RUSSIA IN DIFFICOLTA’. I dati forniti al Congresso americano dal sottosegretario al Tesoro Daniel Glaser parlano chiaro: le misure fin qui decise dalla comunità internazionale per punire la politica del Cremlino nell’est dell’Ucraina stanno funzionando, con “un impatto diretto ed indiretto sulla già debole economia russa”, che ora rischia la recessione. Non a caso la Borsa di Mosca dall’inizio dell’anno ha perso il 13%, mentre il rublo circa l’8% del suo valore. E la banca centrale russa, per sostenere il rublo, avrebbe già speso il 10% delle sue riserve monetarie, vale a dire circa 50 miliardi di dollari. Inoltre i tassi di interesse sui bond russi a 10 anni sono schizzati verso l’alto, rendendo il debito pubblico russo più caro da rimborsare. Ci sono poi le stime di Fmi e Banca Mondiale, secondo cui tra i 100 e i 130 miliardi di dollari di capitale hanno già preso la fuga dalla Russia dall’inizio della crisi ucraina. E la banca Rossia, considerata la cassaforte dell’oligarchia russa, avrebbe già perso a causa delle sanzioni circa un miliardo di dollari in depositi, costretta a vendere 500 milioni di dollari in titoli per continuare a garantire la propria liquidità.

L’IMPATTO IN EUROPA. Il risvolto della medaglia riguarda i contraccolpi di tutto ciò soprattutto sull’economia europea, a causa delle tante aziende che fanno affari con Mosca. Il Wsj fa alcuni esempi. La banca francese Societè Generale – proprietaria di Rosbank – ha fatto registrare un calo del 13% degli utili proprio a causa delle sue attività in Russia, e nel primo trimestre dell’anno le entrate relative alle operazioni con Mosca sono crollate a 7 milioni di euro dai 61 milioni dell’anno precedente. Ma non è solo il settore bancario a soffrire. Il gruppo danese Carlsberg, numero quattro al mondo nel settore della birra, ha dovuto registrare nei primi tre mesi dell’anno una caduta del 14% delle entrate dall’est europeo, a causa del crollo delle vendite e della debolezza del rublo. Fattori che non risparmiano nemmeno il leader mondiale della birra, il gruppo americano Anheuser-Busch InBev (Budweiser, Stella Artois, Beck’s) che ha annunciato come il volume delle vendite in Russia sia calato del 10% nell’ultimo trimestre. Mentre la società olandese Heineken ha motivato il recente tracollo del 37% dei suoi utili anche con le deteriorate condizioni del mercato in Russia. Per finire il settore del fumo. Il gigante britannico Imperial Tobacco (con i marchi Davidoff, Gauloises e Montecristo) ha registrato in Russia un calo delle vendite del 7% negli ultimi sei mesi, e prevede un crollo del 10% a fine anno. Questo anche a causa politiche anti-fumo decise da Vladimir Putin. (Ugo Caltagirone/Ansa)

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