La giornata politica: Europee, astensionismo il vero pericolo

ROMA. – Giorgio Napolitano e Matteo Renzi concordano nel ritenere l’astensionismo il vero pericolo che grava sulle prossime elezioni europee. Una risposta sbagliata, per il capo dello Stato, che rischia tuttavia secondo il premier di toccare punte record. L’allarme è giustificato dai sondaggi che segnalano – a pochi giorni dal voto – l’incertezza e il malumore di quasi metà del corpo elettorale. Molti cittadini decideranno solo nell’ultima settimana: ed è in questa area grigia che si risolverà il testa a testa tra il Pd (fotografato al momento in buon vantaggio) e il Movimento 5 Stelle. Tuttavia un primo dato emerge con chiarezza: il panorama politico si avvia a decretare un bipolarismo diverso dal passato con Forza Italia in stallo attorno a quota 20 per cento e avviata al ruolo di terzo polo. Lo stesso Renzi fatica a far crescere la sua immagine di Blair italiano capace di tirare fuori il Paese dalle secche della seconda repubblica. Il Rottamatore soffre soprattutto il fuoco amico, la guerriglia della crescente dissidenza interna che lo inchioda all’ impressione del ”Pd contro Pd” (Brunetta). La polemica con il presidente del Senato Piero Grasso ne è la dimostrazione. Il premier-segretario ha accusato il Servizio bilancio di palazzo Madama di aver avanzato previsioni false sul decreto Irpef, come una qualsiasi agenzia di rating. Critica senza precedenti, il cui sottinteso è che la bocciatura suona quasi come una forma di ritorsione per l’intenzione di abolire il potere della Camera alta, trasformandola in Camera delle autonomie. Grasso naturalmente non poteva accettare questo schiaffo senza reagire. Infatti ha replicato difendendo a spada tratta serietà e indipendenza dei suoi funzionari. Ma lo scontro lascia aperti molti interrogativi: c’era davvero bisogno di questa lite in famiglia? E quali saranno le ricadute sulle intenzioni di voto? Con Grasso si è schierata tutta la sinistra (Fassina ha definito molto gravi le parole del Rottamatore), i renziani hanno risposto che il decreto del governo è già passato senza problemi al vaglio dei tecnici dei ministeri e del Quirinale. Una lotta nemmeno tanto sotterranea che non può che creare confusione nell’opinione pubblica. Come di consueto, Renzi ha cercato di superare l’ostacolo guardando più in alto. Come? Rispolverando la famosa ”terza via” che era già stata la bandiera di Blair. Secondo il premier per arginare l’ondata euroscettica è necessario approdare ad una ”Europa light” con meno regole e meno burocrazia. Una riforma dell’Unione, insomma, che potrebbe decollare – è l’implicito messaggio – con il semestre italiano di presidenza della Ue. In altre parole, il Rottamatore fa capire che l’ambizioso programma riformista della sinistra italiana non si può arrestare alle Alpi, ma deve scavalcarle lavorando in stretta sinergia con tutti i partiti che aderiscono al Pse. Tutto ciò deve naturalmente fare i conti con i suoi alleati centristi, che certo non vogliono morire socialisti, e con l’altro contraente del patto del Nazareno. Il Cavaliere dice di non sentirsi affatto ricattato dalla politica di Renzi, ma semmai di essere lui ad avere in mano il timone dal momento che i voti di Forza Italia sono indispensabili per le riforme. Ma non è proprio così. In realtà, tutti hanno interesse ad arginare l’ondata populista che sta sommergendo l’Europa e cercare soluzioni concordate nel futuro Parlamento di Strasburgo: simul stabunt, simul cadent. La stampa internazionale, intanto, vede una perdita di slancio da parte di Beppe Grillo il cui populismo tutto gridato non ha finora prodotto nessun risultato a livello parlamentare (Financial Times). Sebbene corteggiato in Europa dalla destra euroscettica inglese di Nigel Farange e dalla sinistra ecologista di José Bové, l’ex comico non è ritenuto in grado di esportare un modello politico sostanzialmente isolazionista in epoca di globalizzazione. Ben altro peso potrebbero avere i voti di Fi nella corsa alla guida della commissione Ue dei due candidati di Ppe e Pse: Berlusconi, nel primo giorno di affido ai servizi sociali, ha tenuto un profilo basso e tuonato contro l’avventurismo degli anti-euro. Con un partito ridimensionato, ma comunque dislocato tra il 15 e il 20 per cento, sarà sempre determinante nel centrodestra italiano e strategico per il peso del popolarismo europeo. (di Pierfrancesco Frerè/Ansa)

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