Crisi: le donne reggono meglio degli uomini con lavori nel terziario

ROMA. – Le donne imprenditrici hanno retto meglio la crisi rispetto ai colleghi maschi e hanno scelto il terziario come settore di elezione. Lo afferma uno studio di Confcommercio sull’imprenditorialità femminile nel lustro 2009-2013 diffuso in occasione del primo Forum nazionale terziario donna che si tiene a Palermo. Negli ultimi 5 anni, a fronte di una riduzione del numero complessivo di imprenditori (-205 mila unità di cui 81 mila solo al Sud) la componente femminile ha registrato una miglior tenuta rispetto a quella maschile (-47 mila unità contro -158 mila). Questo ha determinato un aumento dell’incidenza delle donne passate dal 29,8% del 2009 al 30,1% del 2013. Negli anni della crisi, dal 2010 ad oggi, il terziario è il settore preferito dalle donne per l’avvio di nuove attività. Nelle 281 mila nuove iscrizioni complessive negli ultimi 3 anni, il 76% delle neo imprenditrici ha scelto questo settore e nei servizi ben l’82,3% delle nuove imprenditrici ha meno di 30 anni; commercio al dettaglio e ristorazione le attività più gettonate. Alloggio e ristorazione (140 mila imprese femminili, il 43% della base imprenditoriale) e servizi alla persona (113 mila imprese femminili, il 54,4% del totale) sono i settori in cui si consolida l’iniziativa delle donne imprenditrici che aumentano la loro presenza anche in settori tradizionalmente maschili come le attività immobiliari (+7,2%) e quelle finanziarie e assicurative (+4,3%). Se le donne imprenditrici hanno retto la crisi meglio dei loro colleghi maschi, quelle che, nello stesso periodo, hanno messo il turbo sono le imprenditrici straniere. La loro quota è aumentata di oltre 20.000 unità dal 2009. In particolare le cinesi risultano le più dinamiche (+45,5%) e la provincia di Prato, dove quasi un’imprenditrice su tre è straniera, risulta essere la più internazionalizzata. Sono diversi i modi per sostenere il lavoro delle donne e quindi delle imprenditrici, fra questi certamente quello di rendere meno oneroso il pagamento delle colf. Lo chiede proprio Confcommercio che propone di rendere deducibili le spese sostenute per la retribuzioni dei collaboratori familiari, non solo i contributi ma gli stipendi nella loro interezza. La proposta di legge di Confcommercio andrebbe a modificare l’articolo 10 del Tuir, prevedendo la possibilità di dedurre dal reddito complessivo delle persone fisiche il compenso versato al collaboratore familiare, nel caso in cui il lavoro all’interno della famiglia sia svolto da un soggetto estraneo alla stessa, perche’ andrebbe a costituire un “esborso necessario alla produzione di reddito”.

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