Berlusconi a Napolitano: “Non mi sono dimesso liberamente”

ROMA – Le rivelazioni dell’ex ministro del Tesoro americano Timothy Geithner continuano ad essere il cavallo di battaglia di Silvio Berlusconi nella campagna elettorale. Il Cavaliere, per nulla convinto delle precisazioni messe nero su bianco da Giorgio Napolitano, va ancora all’attacco chiarendo che la decisione di dimettersi nel novembre 2011 fu “una scelta dettata dalla responsabilità, ma non certo libera”.

Convinto, così come tutto il suo partito, che vada fatta chiarezza su quanto accadde enl 2011, l’ex premier insiste sulla necessità di istituire una “commissione d’inchiesta” anzi, rincara la dose “se quello che mi è capitato fosse accaduto ad un premier di sinistra ci sarebbe stata la rivoluzione”.

L’ex capo del governo insomma, non perde occasione per poter sfruttare mediaticamente quanto detto dall’ex ministro del tesoro statunitense. Il “golpe” contro cui grida Berlusconi non convince però chi era con lui al governo.

– Se ti mandano a casa dopo un complotto non voti, dopo un mese, la fiducia al governo di Mario Monti – osserva ad esempio il segretario della Lega Nord Matteo Salvini. Ma, nell’ennesima giornata scandita da interviste televisive Berlusconi ci tiene a tenere alta l’attenzione sull’argomento, ricordando quanto accadde nei giorni prima delle dimissioni del suo governo:

– Come mai diversi miei colleghi sapevano che in pochissimo tempo Monti sarebbe diventato premier? – è la domanda che continua a ripetere facendo riferimento a quanto accadde al G20 di Cannes dove, in base ai suoi racconti, molti capi di governo già erano a conoscenza del cambio di inquilino a palazzo Chigi.

L’ex premier non fa nomi ma nel citare i famosi responsabili (“officials”) europei di cui parla Geithner nel suo libro chiama in causa anche “il presidente dell’Ecofin”. Se il golpe di cui si sente vittima occupa la maggior parte delle sue interviste televisive, il Cavaliere non manca di tornare anche su altri argomenti. Ribadisce la convinzione che il governo Renzi “non durerà fino al 2018”.

– Al massimo tra un anno e mezzo – dice – si andrà a votare.

Ma, nel caso si arrivasse a fine legislatura, Berlusconi di una cosa sembra essere convinto “Io non sarò più leader”. Il pensiero corre subito a sua figlia Marina, già da tempo indicata come successore, ipotesi su cui il Cavaliere però mantiene una certa cautela:

– Farò di tutto per dissuadere i miei figli dall’entrare in un settore della politica che fa venir fuori il peggio degli uomini – ribadisce.

Il delfino, ricorda, doveva essere Angelino Alfano che però “ha preso un’altra decisione diventando il leader di un altro partito”. Il giudizio diventa ancora più severo quando si parla di Beppe Grillo bollato come “un’aspirante dittatore” tanto che “in Europa viene guardato con molto sospetto”. Diversa è invece l’opinione su Matteo Renzi. Nonostante Berlusconi non perda occasione per rimettere in discussione l’accordo sulle riforme, il giudizio sulla persona è ancora positivo:

– E’ molto simpatico – ammette Berlusconi – ma è dovuto andare a fare il leader a sinistra perché a destra c’ero io.

L’invasione mediatica offre all’ex premier anche l’occasione per tornare sul cosiddetto “cerchio magico” che gli sta intorno.

– Di magico nella squadra ci sono solo io – dice l’ex capo del governo, che poi si lamenta dell’eccessiva presenza femminile nel suo entourage:

– L’altro giorno ero in elicottero: beh, non ci sono stati 10 secondi di silenzio…

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