La Giornata Politica: Paura di Grillo

ROMA – La campagna elettorale ha assunto una piega imbarazzante per Matteo Renzi. Il premier non si sente – giustamente – di accettare il corpo a corpo con Beppe Grillo e Silvio Berlusconi, certo più avvezzi di lui al wrestling politico. Al leader 5 stelle che evoca per il Pd gli ultimi giorni di Pompei, e al Cavaliere che attacca le pulsioni dittatoriali dell’ex comico, il Rottamatore preferisce contrapporre le mosse di governo compiute (in primis gli 80 euro in busta paga) e l’intenzione di cambiare le regole in Europa.

Tuttavia Renzi appare un po’ sulla difensiva. Per il momento infatti Grillo ha vinto la battaglia degli share a Porta a porta e sarà difficile uguagliarne la performance. Secondo alcuni osservatori, il capo del M5S è riuscito a conquistarsi uno spazio nell’area dei tradizionali ascoltatori moderati della trasmissione di Bruno Vespa: se davvero fosse così, si tratterebbe di voti sottratti proprio a quell’elettorato (spesso ex berlusconiano) corteggiato in questi mesi dall’ex sindaco di Firenze. Ma soprattutto il premier sembra accusare un appoggio poco convinto del vecchio establishment democratico: gli sms partiti all’indirizzo di tutti i deputati del Pd appena approvato il decreto lavoro perché ci sia un impegno corale a sostegno delle liste è il segnale che serve un’accelerazione decisa.

La stessa decisione di marcare ad uomo Grillo nelle piazze del sud Italia, dove i 5 stelle secondo i sondaggi sono più forti, dà la sensazione di una rincorsa affannosa. Sebbene infatti Renzi ripeta che le europee non hanno un valore nazionale e che il governo non cambierà certo dopo il 25 maggio, l’impressione è che i sondaggi abbiano messo in allarme l’inner circle renziano. Dopo aver sbandierato l’intenzione di ridiventare il primo partito italiano, il segretario-premier si è bruciato i ponti alle spalle: un risultato che non distanzi nettamente Grillo di almeno 4-5 punti sarebbe considerato una sconfitta. Figurarsi un pareggio o un sorpasso.

Renzi tradisce queste difficoltà quando sprona i suoi ad ”armarsi di curiosità intellettuale”, andando a caccia di voti fuori del tradizionale perimetro del centrosinistra: una polemica con la sinistra interna che ha bloccato per settimane il partito sull’opportunità di accettare voti provenienti dalla destra e che Grillo ha scavalcato in un colpo solo rastrellando voti a 360 gradi, senza tanto sottilizzare (secondo i sondaggi l’elettorato del M5S è estremamente variegato). Adesso quelle esitazioni rischiano di essere pagate care e di aprire una falla nel vascello democratico. Ecco perché il Rottamatore cerca di spostare la mira sul ”derby d’Europa” tra cambiamento e terrore, sulle riforme strutturali (ormai mature, come dice il capo dello Stato), sul fisco amico che a suo dire potrà viaggiare ben presto via mail ed sms.

E’ un programma concreto sul quale però grava l’ombra degli scarsi risultati sul piano della crescita (Brunetta dice che l’Ocse ha di fatto certificato la necessità di una manovra correttiva), dello spazio che Bruxelles lascerà davvero alla presidenza italiana della Ue in luglio, e soprattutto il futuro delle riforme. La ministra Boschi assicura che il governo non si fermerà anche se Forza Italia dovesse sfilarsi, però il vero problema è un altro: la nascita di un nuovo bipolarismo Pd-M5S svuota la ratio politica dell’Italicum (concepito sull’asse Pd-Fi). Ciò apre molti interrogativi sul futuro del centrodestra italiano: Berlusconi ammette che il 20 per cento sarebbe già un successo, visto quello che è accaduto, e che per le future politiche sarà necessaria l’unità con Alfano. Ma anche il leader del Ncd non è tranquillo: l’arresto del presidente del consiglio della regione Campania Paolo Romano rischia di compromettere l’ immagine del ”partito degli onesti”; il ministro dell’Interno non ha nascosto le sue perplessità sul timing della magistratura campana.

Forse non è in pericolo il quorum, ma certo l’alleanza con Udc e popolari potrebbe non dare i risultati sperati in termini di contrappesi al renzismo. Senza contare che un indebolimento dei transfughi berlusconiani non è neutro nemmeno per il Rottamatore il quale dovrebbe fare i conti con una maggioranza che non sarebbe più tale nel Paese. Mettendo così carburante nel serbatoio di Grillo, pronto dopo il voto – dice – a marciare sul Quirinale per chiedere le dimissioni di Napolitano e le elezioni anticipate. Con il proporzionale.

Pierfrancesco Frerè