Europee, tra Expo e arresti la battaglia finale sugli indecisi

ROMA – “Tutti impegnati in campagna elettorale, senza eccezione alcuna”. L’sms, arrivato ieri pomeriggio a tutti i parlamentari del Pd, dà il termometro dell’allarme scattato tra i dem a cinque giorni dalle elezioni: anche se i sondaggi danno ancora Matteo Renzi in vantaggio su Beppe Grillo, gli scandali Expo e gli arresti, da Genovese a Scajola, sembrano giovare ai cinque stelle. E il timore è che la forchetta tra i due partiti si riduca, mano a mano che gli indecisi sciolgono la riserva a favore di M5S, fino a ripetere il sorpasso avvenuto un anno fa alle politiche.

Matteo Renzi, a costo di sfidare la scaramanzia, continua a dirsi “molto ottimista”. Ma il premier è consapevole anche che tutto è ancora possibile fino a domenica anche perchè “il Pd parte indietro visto che Berlusconi e Grillo sono la maggioranza nel paese”. Per questo c’è chi consiglia all’ex rottamatore un colpo a sorpresa per infiammare gli ultimi giorni di campagna elettorale ma il leader dem non ha ancora deciso.

L’ordine di scuderia è di ”non avere la puzza sotto il naso” e di battere a tappeto piazze e tv per recuperare sia tutti i voti dei delusi del Pd che alle politiche votarono Grillo sia i consensi dei molti che, stando ai sondaggi, sono in fuga da Fi o non hanno ancora deciso per chi votare. Come sempre, infatti, la battaglia dell’ultima settimana di campagna elettorale si gioca sugli indecisi e, spiegano fonti Pd, sembrerebbe che M5S stia convincendo di più del Partito Democratico. Anche perchè, è opinione diffusa tra i dem, a Porta a Porta l’ex comico genovese è andato bene con il rischio di fare breccia su un pubblico adulto e tendenzialmente conservatore.

L’impressione tra i dirigenti dem, che da giorni stanno sul territorio, è che “Renzi piaccia” e che, a differenza delle elezioni politiche, spiega un esponente di vertice, “il popolo democratico sia tornato a credere nel Pd e nel suo leader”. Ma se al nord i dem scorgono segnali positivi, al sud e nelle isole, come ammette il premier stesso, il Pd arranca a causa di problemi interni irrisolti, vedi in Sicilia. Ma soprattutto perchè la crisi economica fa crescere la rabbia e il voto di chi non crede più nella politica. L’ultima variabile, che fa tremare i dem, è il crollo di Forza Italia. Se si verificasse l’emorragia di voti dal partito di Silvio Berlusconi, il rischio è che altri voti, nuovi rispetto alle politiche, migrino verso Grillo. Per questo Renzi sta battendo palmo a palmo l’Italia, enfatizzando soprattutto le tappe al sud, ieri a Bari e l’altro giorno a Napoli. E manda messaggi concreti, molti fatti e poca ideologia, con l’obiettivo di raggiungere tanto i grillini quanto i berlusconiani.

Tra l’altro per il premier, il tracollo di Forza Italia rischia di avere, dopo il 26 maggio, un contraccolpo sul cammino delle riforme istituzionali.

– Anche se Fi si sfila, la maggioranza non si fermerà – assicura però il ministro Maria Elena Boschi.

E, a quanto si apprende, nella maggioranza stanno già studiando un’exit strategy sia per tentare di convincere il Cavaliere a non far saltare il patto del Nazareno sia, in caso contrario, di approvare a maggioranza una nuova legge elettorale, condizione dirimente per poter tornare alle elezioni e avere un vincitore certo. Comunque, il premier preferisce non mettere il carro davanti ai buoi, concentrandosi fino a domenica sulla campagna elettorale.

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